Chiaravalle dall’anima rurale. Borgo milanese da un secolo: "Ma respiriamo la campagna"

L’ex Comune accanto all’abbazia. Gli abitanti: "Siamo parte della città eppure isolati". Segnalano mancanza di servizi e lavori attesi. Tra i progetti, la semina del grano nei campi.

Chiaravalle dall’anima rurale. Borgo milanese da un secolo: "Ma respiriamo la campagna"

Chiaravalle dall’anima rurale. Borgo milanese da un secolo: "Ma respiriamo la campagna"

di Marianna Vazzana

"Siamo parte di Milano ma nello stesso tempo isolati. Il bello e il brutto di essere a Chiaravalle". È la risposta-ritornello che si sente nella piazzetta del quartiere in via San Bernardo su cui si affacciano le attività commerciali: il negozio di alimentari, il panificio con caffetteria, quello di pasta fresca e la farmacia. Più in là, le Poste. "E per fortuna che ci sono. Non abbiamo più neanche un bancomat e neppure il tabaccaio", dice Filomena De Gennaro, abitante nelle case del Comune che meriterebbero un capitolo a parte, "perché i lavori di riqualificazione iniziati non si sono mai conclusi", evidenzia Vincenzo Sorrenti, tra gli inquilini in prima linea. In via Sant’Arialdo, spicca la storica trattoria “Al Laghett”, attiva dal 1890. Di “bello“, il fatto di essere circondati dal verde del Parco Agricolo sud, in un luogo che pare sospeso nel tempo, in un quartiere-paese che ha mantenuto la sua identità e ha sempre il conforto della sua abbazia famosa in tutta Milano e non solo. Chiaravalle, ex Comune autonomo, è passato sotto l’ala della metropoli cento anni fa: il 14 dicembre 1923 l’allora sindaco di Milano Luigi Mangiagalli comunicava che insieme ad Affori, Baggio, Crescenzago, Gorla (già unito a Precotto), Greco, Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino, quel territorio veniva "definitivamente aggregato" alla città. Degli 11, è l’unico ad avere conservato l’aspetto e il paesaggio di un borgo rurale. La sua storia comincia con quella della sua abbazia, nel XII secolo. Il primo segno della sua esistenza è racchiuso in una lapide: riporta la data del 22 gennaio 1135, che pare essere quella della posa della prima pietra. Il luogo della costruzione era una località chiamata Bagnolo in loco Roveniano (o Rovegnano). Per certo il 22 luglio 1135 venne inaugurato un primo edificio, di cui però nulla è rimasto. L’anno prima erano arrivati a Milano alcuni monaci cistercensi provenienti da Clairvaux, cittadina della Borgogna in cui si trovava un’abbazia fondata da Bernardo di Fontaines. Tra loro c’era Bernardo, che conquistò il cuore dei milanesi tanto che il clero avrebbe voluto diventasse il vescovo della città. Lui scelse in vece di fondare, in una zona paludosa a sud-est, una nuova abbazia: Chiaravalle, nome che richiama quella di Clairvaux.

Il borgo a ridosso ancora conserva l’atmosfera di un tempo. All’angolo tra le vie San Bernardo e Sant’Arialdo, a dare il benvenuto è la cappella risalente al tardo Settecento o inizio Ottocento, fatta costruire dalla famiglia Invernizzi: un angolo che nelle carte antiche è definito Madonnina. Proseguendo lungo via San Bernardo, a sinistra si vede la sede dell’ex Municipio, poi trasformata in scuola elementare e in asilo, chiuso tre anni fa quando i bimbi iscritti erano solo tre. Guardando il complesso, sulla sinistra, è spalancato il portone del luogo che è punto di riferimento per la socialità della zona: il circolo Arci Pessina, fondato negli anni Cinquanta, teatro di eventi. Continuando la passeggiata, si vedono case pluricentenarie. Su una facciata, spunta una meridiana. Poi, la piazzetta con le attività commerciali tra cui “Il buon gusto del borgo“, "l’unico negozio di alimentari e salumeria. Forniamo un servizio ai cittadini che, anche solo per comprare un barattolo di spezie, dovrebbero andare a Milano", spiega Valentina Lucchini, dipendente. E dice proprio “Milano“, perché pur essendo parte della città da un secolo, Chiaravalle è percepito ancora come un paese.

"Qui si può anche pranzare scegliendo panini che farciamo al momento con salumi e altro. A mangiare vengono soprattutto operai che lavorano nei cantieri". Di fronte, da “Bakery e coffee“, altri si siedono ai tavolini. Tra loro Antonio Ausilio, di 70 anni, che arriva da San Donato in bicicletta e fa tappa fissa a Chiaravalle. Tanti fanno presente che "andrebbero migliorati i collegamenti con i mezzi pubblici. Le attese per il bus 77 sono anche di 20 minuti". Andando avanti, al civico 47 di via San Bernardo si vede la ex cascina San Cristoforo, pericolante, risalente al XII secolo, tutelata come bene di interesse storico-artistico ora al centro di un intervento edilizio (“Era Novum Grangia”) che prevede la realizzazione di nuove residenze senza snaturare il sito. Chiaravalle è anche luogo scelto per la “Scuola del Pane e dei Luoghi, Madre Project“, un progetto realizzato grazie alla seconda edizione del crowdfunding civico del Comune e promosso da organizzazione Terzo Paesaggio, Avanzi Spa e Davide Longoni, che coltiva cereali nel parco della Vettabbia producendo il pane agricolo-urbano di Chiaravalle. Ora è attivo il “master“ con 13 iscritti, in un padiglione accanto all’ex Municipio. E a seminare di fronte all’abbazia sono stati coinvolti pure i bambini delle scuole di Corvetto. Anche così, l’antico borgo rurale torna a rivivere.

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