Svolta a Milano, in Comune sarà possibile usare l’identità alias: cosa vuol dire e perché è importante

Una delibera, tra le prime adottate dalle amministrazioni locali in Italia, consente ai circa 13mila dipendenti di “autodeterminarsi il genere” negli atti interni

L’assessora Alessia Cappello

L’assessora Alessia Cappello

Milano – Il Comune di Milano ha approvato una delibera che consente ai circa 13mila dipendenti di utilizzare l'identità alias e di "autodeterminarsi il genere" negli atti interni, usando ad esempio una email aziendale e un badge con il nome scelto, mentre invece per gli atti ufficiali e rivolti all'esterno si continuerà a usare l'identità anagrafica e definita dal codice fiscale.

Linee guida varate dopo che, nel maggio scorso, un dipendente che sta seguendo un percorso di transizione di genere ha chiesto di poter utilizzare la propria identità alias per le comunicazioni di lavoro. "Ci siamo messi a studiare e ad approfondire la tematica - ha spiegato l'assessore alle Politiche del lavoro del Comune, Alessia Cappello - arrivando a un passo importante in tema di equità e giustizia. Siamo tra i primi Comuni in Italia a permettere ai dipendenti di autodeterminarsi il genere, senza chiedere certificati ma consentendo la massima libertà di scelta". Un percorso, condiviso anche da Cgil, Cisl e Uil, seguito anche da altre amministrazioni, come Bologna, oltre a scuole e università. "Milano è la prima grande città ad aver approvato formalmente una delibera - ha sottolineato Elena Lattuada, delegata del sindaco alle Pari opportunità - e per questo siamo orgogliosi di definirci come capitale dei diritti".

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