ANDREA GIANNI
Cronaca

Carcere Beccaria, interrogati tutti gli agenti accusati di torture: ecco come si sono difesi

I poliziotti finiti in cella chiedono i domiciliari, quelli sospesi il rientro a lavoro. Sarà il gip a decidere e valutare le singole responsabilità nei pestaggi dei detenuti minorenni

Una delle immagini dei pestaggi riprese dalle telecamere interne al penitenziario per minori di Milano

Una delle immagini dei pestaggi riprese dalle telecamere interne al penitenziario per minori di Milano

Gli agenti della polizia penitenziaria indagati per le violenze nel carcere minorile Beccaria di Milano hanno riferito di essere stati "abbandonati a loro stessi", hanno parlato di "stress" e "tensione continua" legata alle condizioni di lavoro in un carcere sovraffollato, rimasto per un ventennio nelle mani di reggenti e solo da poco affidato a un direttore a tempo pieno, Claudio Ferrari.

Una situazione di disagio "peculiare" del Beccaria, rimasto per anni al centro di infiniti lavori di ristrutturazione e con problemi di organico, che si è trascinata fino a quando le denunce delle vittime e l'inchiesta della Procura di Milano hanno fatto emergere le presunte torture e anche le lacune nella gestione della struttura e nella formazione di personale che è a contatto tutti i giorni con ragazzi problematici.

Sono queste, in estrema sintesi, le posizioni emerse nel corso degli interrogatori davanti al gip Stefania Donadeo dei 13 agenti sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere e agli altri 8 sospesi dal servizio. Interrogatori, iniziati nei giorni scorsi, che oggi si sono conclusi. Quasi tutti gli arrestati, attraverso i loro legali, hanno chiesto una misura meno afflittiva, come i domiciliari. Alcuni degli agenti sospesi hanno chiesto la revoca del provvedimento. Istanze, ora al vaglio, sulle quali il gip si esprimerà nei prossimi giorni, valutando le singole posizioni, i dettagli emersi dagli interrogatori e i diversi ruoli negli episodi finiti al centro dell'inchiesta.

Martedì mattina, la Procura ha anche delegano gli investigatori a raccogliere le cartelle cliniche negli archivi dell’istituto per accertare se ci siano ulteriori vittime e se ci siano stati referti medici con prognosi ammorbidite o addirittura a “zero giorni”. L’obiettivo è capire se, dal 2021 ad oggi, ci siano stati altri presunti casi di pestaggi e torture da parte degli agenti.