Vigili del fuoco in azione (foto di repertorio)
Vigili del fuoco in azione (foto di repertorio)

Milano, 19 settembre 2019 - Sono tracce visibili di attività imprenditoriali andate a rotoli, oppure strutture costruite e mai utilizzate, in un territorio invaso dal cemento. Circa duemila capannoni industriali abbandonati sul territorio della Città metropolitana, che potenzialmente potrebbero diventare siti fuorilegge per lo stoccaggio di rifiuti. Solo tra i Comuni di Pioltello e Cernusco sul Naviglio, una delle aree a più alta densità, ne sono stati mappati una quarantina. Poi ci sono i controlli sugli impianti di stoccaggio di rifiuti autorizzati: la metà sono ad alto rischio e, tra questi, circa uno su dieci è stata sanzionato per irregolarità. Dati che emergono dai primi risultati del piano di controlli straordinari eseguiti da Arpa, Vigili del fuoco, Città metropolitana e polizie locali nell’ambito del progetto di prevenzione incendi coordinato dalla Prefettura di Milano, che coinvolge anche Noe, Nipaaf, Ats e polizia di Stato.

Da maggio i sopralluoghi, scattati dopo una lunga serie di roghi di rifiuti, hanno interessato al momento il 35% dei 341 impianti classificati come ad alto rischio (il 49% dei 703 autorizzati). E un quarto dei siti controllati è stato multato per irregolarità di vario tipo. Le verifiche sui siti autorizzati saranno completate entro aprile. Entro fine anno, inoltre, sarà pronta la mappatura dei circa duemila capannoni industriali abbandonati, sui quali poi partiranno gli accertamenti. «Ad eventi emergenziali - spiega il prefetto di Milano, Renato Saccone - bisogna sempre rispondere con una strategia. Il controllo del territorio consente di dare risposte efficaci per contrastare il fenomeno dei roghi e quindi il pericolo per la salute pubblica, ma anche gli interessi criminali». Saccone lancia anche un appello agli imprenditori, perché «contribuiscano a dare una risposta contro le infiltrazioni criminali e contro le scorciatoie che danneggiano le imprese sane». Il capo della Dda di Milano, Alessandra Dolci, sottolinea che «la Lombardia non è la terra dei fuochi» ma «abbiamo avuto un’emergenza e c’è stata la risposta».

Il piano è stato lanciato dopo una lunga serie di roghi di rifiuti, che ha visto tra gli episodi più eclatanti il maxi-incendio in via Chiasserini. Per i milanesi resta il ricordo indelebile della colonna di fumo che si alzò il 14 ottobre 2018, visibile da diverse zone della città. Il piano ha visto anche momenti di formazione per le polizie locali, controlli della Polstrada sui mezzi pesanti e la messa a punto di un database con tutti i dati relativi ai siti autorizzati, accessibile per tutti gli enti coinvolti e anche per la Procura, ha spiegato il consigliere delegato della Città metropolitana Pietro Mezzi. Dall’assessore regionale all’Ambiente Raffaele Cattaneo è arrivata la proposta di stilare «una black list per le autorizzazioni nel campo dei rifiuti, sul modello di quella stilata per gli appalti pubblici Expo».