Il campo nomadi di via Bonfadini (foto repertorio Newpress)
Il campo nomadi di via Bonfadini (foto repertorio Newpress)

Milano, 15 maggio 2019 - Telecamere per controllare gli accessi. Sgomberi delle aree abusive. Sussidio sanitario. Controlli sul livello di scolarizzazione dei minori. Prende forma il progetto che punta a cambiare radicalmente la gestione del campo nomadi regolare di via Bonfadini 39, finito più volte al centro di inchieste giudiziarie e polemiche politiche su degrado e criminalità. Il piano, avviato nel 2018 dal prefetto Luciana Lamorgese e ora preso in carico dal successore Renato Saccone, è stato discusso ieri mattina durante una riunione a Palazzo Diotti con il Comune.

Partiamo dal contesto. Stiamo parlando dell’insediamento autorizzato in zona Santa Giulia: la sottolineatura è d’obbligo perché di fronte ce n’è uno irregolare, confinante con l’ormai ex centro di accoglienza temporanea di via Sacile (smantellato) e con l’accampamento abusivo, in un’area di Sogemi, andato a fuoco la notte del 15 aprile scorso. Nell’ottobre del 2018, un’indagine dei carabinieri ha sgominato un’associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione di merce rubata che, secondo gli investigatori, aveva il quartier generale proprio in via Bonfadini 39: in manette il sinti abruzzese classe ’51 Angelo Guarnieri alias «Zio Baffo» e il figlio Fioravante, che, stando alle accuse, ricevevano da topi d’appartamento albanesi la refurtiva dei colpi in casa (oro e preziosi), ne ricavano lingotti da mezzo chilo l’uno e li vendevano a una ditta orafa di Arezzo.

Il giorno del blitz, i militari della stazione Rogoredo, coordinati dal maresciallo Giuseppe Palumbo, trovarono al campo i resti di una Golf e di una moto rubate la sera prima in corso Lodi; dei veicoli era rimasta solo la carcassa, fu possibile identificarli da telaio segnale del Gps. Proprio in quest’ottica, il capitolo «Sicurezza e legalità» del progetto elaborato dall’Area emergenze sociali di Palazzo Marino prevede l’installazione di un sistema di videosorveglianza e di lettura targhe veicoli, così da monitorare ingressi e uscite; il resto delle iniziative contempla pure il potenziamento dell’illuminazione perimetrale, il contrasto ai furti di energia elettrica, lo sgombero delle aree occupate abusivamente e la rimozione di macerie e rifiuti speciali abbandonati lungo la strada. Il piano d’azione si concentra anche sul contrasto alla dispersione scolastica tra i ragazzini del campo: tra i punti più importanti figura infatti l’aumento «della quantità e della qualità delle opportunità educative e del numero di studenti rom, sinti e caminanti iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado, favorendone frequenza, successo scolastico e piena istruzione».

Ci sono percorsi ad hoc pure per i genitori, sia dal punto di vista del rapporto coi servizi sanitari territoriali che da quello del «supporto nella ricerca attiva del lavoro con azioni di orientamento, attivazione di borse lavoro e tirocini». Senza dimenticare «l’accesso a un ampio ventaglio di soluzioni abitative, in un’ottica partecipata di superamento definitivo di logiche emergenziali e di grandi insediamenti monoetnici».