Torture in adolescenza e migrazione forzata avrebbero portato allo sviluppo di una personalità bordeline. A questo si aggiunge la denuncia per violenza su minore e la separazione dalla moglie con progressivo isolamento, questi elementi in base alla perizia di parte avrebbe portato a un grave scompenso di natura anche...

Torture in adolescenza e migrazione forzata avrebbero portato allo sviluppo di una personalità bordeline. A questo si aggiunge la denuncia per violenza su minore e la separazione dalla moglie con progressivo isolamento, questi elementi in base alla perizia di parte avrebbe portato a un grave scompenso di natura anche "etnica". Il caso discusso ieri in Assise è quello a carico di Ousseynou Sy, il 47enne che il 20 marzo 2019 ha dirottato e incendiato un pullman con a bordo 50 ragazzi, due insegnanti e una bidella a San Donato Milanese.

Domani nell’aula bunker davanti al carcere di San Vittore, il pm Luca Poniz prenderà la parola per la requisitoria nel processo milanese. Nell’udienza in Corte d’Assise (presidente del collegio Ilio Mannucci Pacini) è stata discussa dagli psichiatri Renato Ariatti e Franco Martelli, alla presenza delle parti che hanno posto domande, anche la perizia che aveva accertato la "capacità di intendere e di volere al momento del fatto" dell’uomo di origine senegalese. Secondo i periti della procura, infatti, Sy non sarebbe affetto "da alcun disturbo psichiatrico inquadrabile in una diagnosi codificata" e "non sarebbe possibile derivare l’esistenza, all’epoca dei fatti, di uno scompenso di natura psicopatologica" tale da potersi configurare "vizio di mente per infermità". La difesa dell’imputato, con l’ascolto in aula di una propria consulente psichiatra, ha provato a contrastare le conclusioni delle relazione dei periti nominati dai giudici. Sy è accusato di strage, sequestro di persona e incendio. Parti civili nel processo sono le famiglie dei 50 alunni che erano a bordo del mezzo.

An.Gi.