Milano, 22 marzo 2019 - Ousseynou Sy, il 47enne che due giorni fa ha dirottato il bus che guidava con 51 bambini e tre adulti a bordo e poi gli ha dato fuoco, potrebbe colpire ancora e fare altre azioni simili  anche perché non ha mostrato finora alcun segno di pentimento. Anzi, Sy ha rivendicato il suo "gesto  eclatante" come "segnale per l'Africa" e contro le politiche sui migranti dell'Italia e dell'Ue. Ne sono convinti i pm milanesi che nella richiesta di custodia in carcere hanno indicato il pericolo di reiterazione del reato di strage come esigenza cautelare.

LE INDAGINI - Gli inquirenti sono convinti, inoltre, che l'uomo, che aveva già cosparso il bus col gasolio nelle fasi del dirottamento, abbia appiccato il fuoco prima che i carabinieri riuscissero a bloccarlo e mentre i primi bambini riuscivano ad uscire dal bus dai finestrini e a salvarsi. Un elemento di conferma sta nella mano ustionata di Sy. Il 47enne però sostiene che le fiamme divamparono accidentalmente. Da quanto si è saputo, gli investigatori stanno ancora lavorando per recuperare il video-manifesto con cui Sy aveva annunciato la sua azione ad alcuni suoi contatti italiani e senegalesi sul suo canale privato di YouTube, dove si presentava col nome di 'Paul Sy'. E l'ex moglie dell'uomo, già sentita dai pm, non avrebbe saputo fornire indicazioni utili alle indagini "Nessuna prova precedente di dirottamento". Da fonti della procura si esclude, come riferito invece da qualche studente, che il 47enne avesse già tentato di realizzare il piano qualche giorno prima. 

L'INTERROGATORIO - Intanto, nel carcere di San Vittore si è svolto l'interrogatorio di garanzia, durato circa un'ora e mezza. Ousseynou Sy vè stato interrogato dal gip Tommaso Perna alla presenza di Alberto Nobili, capo del pool dell'antiterrorismo milanese, e del pm Luca Poniz. Il giudice dovrà ora decidere sulla richiesta di convalida dell'arresto e di custodia cautelare in carcere per l'uomo difesa dal legale Davide Lacchini. I pm hanno chiesto il carcere per strage, sequestro di persone, resistenza e incendio e secondo gli inquirenti, il 47enne potrebbe compiere ancora azioni simili. Da cui l'esigenza cautelare del carcere. Secondo quanto riferito dal suo stesso avvocato, Sy ha mostrato "evidenti segni di squilibrio psichico" durante l'interrogatorio in carcere e ha fatto anche alcune "invocazioni".. Sulla natura del gesto, invece, Lacchini ha detto che "a lui non interessava il riflesso nazionale, ma l'impatto di livello internazionale che la sua azione poteva avere". In particolatre, avrebbe sentito "le voci dei bambini che stavano morendo nel Mediterraneo" che gli avrebbero chiesto di fare qualcosa di "clamoroso affinché questo non accada più". Sy avrebbe però anche "lodato la politica italiana in tema di immigrazione, perché siamo l'unico Paese che mette dei soldi". Sempre secondo il suo avvocato, l'autista "voleva andare a Linate da solo", al termine della sua "azione dimostrativa", per prendere un aereo «per andare in Senegal". "Oggi come ieri - ha riferito il legale - ha costantemente ribadito che non voleva fare del male ai bambini". Ha ripetuto, inoltre «di aver fatto un video» inviato ai suoi conoscenti, «ma gli inquirenti non l'hanno ancora trovato». Come aveva già detto a chi è andato a trovarlo in carcere, Sy ha parlato anche «dello sfruttamento economico dell'Africa da parte dell'Europa». Il coltello l'aveva con se perché «durante i turni serali gli autisti si portano degli strumenti di difesa».

PERIZIA PSICHIATRICA - Per come si è svolto l'interrogatorio, dunque, secondo la difesa di Ousseynou Sy c'è bisogno di una perizia psichiatrica per stabilire se il 47ennefosse capace di intendere e volere a momento del dirottamento. "Oggi non abbiamo avuto l'impressione di essere in presenza di una persona presente a se stessa - ha spiegato Lacchini - c'è stato un comportamento che, a mio giudizio, ha manifestato seri segni di possibile squilibrio. Se la perizia non venissi disposta di ufficio dalla procura, potrebbe farlo la difesa. Sy Ha fatto ripetutamente riferimento a circostanze non fattuali che lasciano ripetere che l'aspetto psichicofisico vada scandagliato approfonditamente". Una ricostruzione dell'interrogatorio che pare tuttavia non coincidere con quella del gip Tommaso Perna, il quale rispondendo alle domande dei cronisti su presunti segni di squilibrio ha risposto "non mi è sembrato". "Ha parlato, più o meno è stato tranquillo", ha detto il giudice uscendo da San Vittore.