FRANCESCA GRILLO
Cronaca

Beni confiscati, a Buccinasco il cortile conteso: rifugio agli ucraini con il boss per vicino

In via Nearco uno spazio comune diventato scomodo. Ultimatum del sindaco, la Prefettura media: riparte la solidarietà

Il sindaco Rino Pruiti

Il sindaco Rino Pruiti

Buccinasco (Milano), 13 marzo 2023 – Una casa di accoglienza per le famiglie ucraine che scappano dalla guerra. L’atto finale della vicenda del cortile conteso in via Nearco è stato scritto grazie a un accordo tra Prefettura e Comune di Buccinasco, con il coinvolgimento dei Comuni vicini.

Per comprendere questa storia vorticosa, fatta di botte e risposte, manifestazioni in piazza e udienze in tribunale, bisogna iniziare dal 2017, quando il boss della ‘ndrangheta Rocco Papalia è uscito dal carcere dopo 26 anni di reclusione per omicidio, sequestri e traffici. Nome tristemente noto a Buccinasco, dove le ‘ndrine della provincia di Reggio Calabria hanno portato legami di malaffare, sviluppandosi grazie a una "assai affievolita resistenza civica", come si legge nelle carte delle inchieste degli anni Novanta. Sono le indagini che hanno portato a decine di arresti, tra cui i fratelli di Rocco Papalia, entrambi all’ergastolo, e messo in luce la facile penetrazione della ‘ndrangheta alle porte di Milano.

Buccinasco, ribattezzata la "Platì del Nord", proprio per la massiccia presenza mafiosa, ha sviluppato negli anni quella resistenza civica che era mancata, consentendo alla ‘ndrangheta di infilarsi nei lavori, negli affari, nella società. Opposizione e indagini hanno portato arresti e sequestri, confische dei beni, agendo sulla cosa più importante che tiene in vita la mafia: la ricchezza. Tanto che a Buccinasco c’è un bene confiscato ogni mille abitanti, come nelle province calabresi. 

Tra questi, c’è anche metà della villetta di via Nearco, appartenuta a Salvatore Barbaro, genero di Papalia. Nell’altra metà, ha sempre vissuto la moglie di Papalia, Adriana Feletti, e dal 2017 ci abita con il marito. Proprio quando Papalia è uscito dal carcere ha reclamato l’utilizzo del cortile condominiale. Nell’atto di confisca, infatti, non era presente il cortile interno della villetta, dove i minori stranieri accolti dall’associazione che abitava nella metà confiscata facevano lezione di italiano. Ne è nata una battaglia legale, perché Feletti voleva "stenderci i panni, far giocare i nipoti. Quel cortile è anche mio", ha sempre sostenuto. E i giudici le hanno dato ragione, consentendo con una recente sentenza di utilizzare il cortile. Ma per il sindaco Rino Pruiti la battaglia era legittimata dalla volontà di "non poter convivere con la mafia né accettare compromessi o dialoghi" e quando è arrivata la doccia fredda della sentenza, il primo cittadino ha paventato l’ipotesi di restituire il bene allo Stato. 

Per scongiurare questa possibilità, è nata una “trattativa” con la Prefettura. Risultato: il prefetto ha proposto un progetto sociale nuovo, coinvolgendo il Piano di Zona corsichese (rete che condivide politiche sociali e servizi e comprende Buccinasco, Cesano Boscone, capofila, Corsico, Cusago e Trezzano sul Naviglio) e la Diaconia valdese. "Ringrazio il prefetto per l’immediata disponibilità – commenta il sindaco –. I Comuni del Piano di Zona si prenderanno carico di un nuovo progetto di accoglienza per le famiglie ucraine". La gestione dell’immobile e delle persone accolte sarà a carico della Diaconia Valdese, la Prefettura assicurerà un ruolo di continua vigilanza.