Milano, più bimbi con disabilità accolti da nidi e materne. L’appello degli educatori: "Serve più formazione"

L’indagine di Assonidi su cento strutture lombarde private. Una su due si occupa quotidianamente di disturbi e fatiche Ortalli: "Serve maggiore sinergia tra strutture, esperti e famiglie"

Una bimba gioca in un cortile

Una bimba gioca in un cortile

Milano - Negli ultimi cinque anni sono aumentati i bimbi con fragilità e disabilità che frequentano i servizi nell’infanzia, anche privati. Educatori e personale chiedono con forza più formazione specifica. È quanto emerge dall’ultima indagine di Assonidi, associazione di categoria aderente a Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza. Sotto la lente 100 strutture educative. Due su tre hanno accolto bimbi con fragilità o disabilità, nel 32% dei casi erano già state diagnosticate in fase di iscrizione, nel 34% dei casi sono state riscontrate durante la frequenza dell’asilo.

Diagnosi tempestive e una maggiore sensibilità sono - secondo Assonidi - alla base di questo aumento. Come la consapevolezza che l’inserimento nei servizi dell’infanzia può essere d’aiuto agli stessi bimbi. In questi casi si stila - come richiesto dalle Ats - un progetto educativo individuale, ma per più di una struttura educativa su due il piano potrebbe essere migliorato: la formazione è cruciale. Per questo sono stati avviati confronti con realtà specializzate, in modo da "strutturare una nuova area formativa dedicata al tema della disabilità al nido", sottolineano da Assonidi.

Che chiede però di non essere lasciata sola: "Le istituzioni devono ripensare la spesa pubblica destinando una parte dei finanziamenti anche ai servizi educativi privati al fine di garantire un adeguato supporto a tutti i bambini che presentano fragilità – sottolinea Paolo Uniti, direttore di Assonidi –. Occorrerebbe anche una maggiore informazione alle famiglie che molte volte si rivolgono direttamente al gestore per avere informazioni".

Tra gli asili nido e le scuole d’infanzia che hanno avuto ricevuto richieste di accoglienza, per il 35% si è trattato di un bambino con un disturbo dello spettro autistico (per il 24% due bambini con questo disturbo, per il 12% tre o più bambini). Le altre fragilità con una maggiore incidenza risultano il ritardo del linguaggio (27% un caso, 21% due casi, 24% tre o più casi) e il ritardo psicomotorio (32% un caso, 9% due casi, 8% tre o più casi). Incrociando la domanda di accoglienza all’offerta, gli educatori intervistati hanno confermato che i bambini con fragilità o disabilità iscritti frequentano il nido a tempo pieno: l’80% si presenta in struttura quattro o più giorni a settimana e il 62% dei bambini resta l’interna giornata (full-time, 9 ore giornaliere). Il 20% frequenta un giorno alla settimana o meno di uno.

Gli asili nido coinvolti nell’indagine hanno dichiarato per il 61% dei casi di non avere a disposizione una risorsa con formazione specifica per l’accoglienza e la gestione di bambini con fragilità; il 20% ha almeno una risorsa con formazione parziale e il 19% ha in forza lavoro una persona specificamente formata. Tra coloro che hanno risposto al questionario il 44% non ha mai frequentato alcun tipo di formazione in tema di disabilità e il 35% ha frequentato solamente incontri di sensibilizzazione sul tema. Tra coloro che invece hanno dichiarato di avere una formazione specifica il 13% ha dichiarato di aver frequentato un corso breve (fino a 50 ore) e l’8% ha una formazione specializzante. "Occorre ripensare i percorsi di presa in carico dei bambini con fragilità in un’ottica sinergica tra i soggetti coinvolti, cioè strutture sanitarie, pediatri, famiglie e coordinamenti pedagogici dei servizi educativi privati", l’appello di Federica Ortalli, presidente di Assonidi.

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