Milano Bicocca, dalla Ue 2,3 milioni di euro per mappare i buchi neri più grandi dell’universo

Advanced Grant al progetto del professore Alberto Sesana: “Potremmo avvicinarci come mai prima alle origini del cosmo”

L'astrofisico Alberto Sesana

L'astrofisico Alberto Sesana

Milano – Tra i 255 ricercatori che hanno vinto un Advanced Grant dal Consiglio Europeo della Ricerca (Erc), c’è Alberto Sesana, professore dell'Università Milano-Bicocca. Il finanziamento, assegnato a ricercatori affermati e con una consolidata esperienza internazionale, ammonterà a 2,3 milioni di euro e sosterrà un progetto per mappare i buchi neri più grandi dell'universo. Questo progetto va dunque ad aggiungersi agli altri 17 dell'Università Milano-Bicocca che si sono aggiudicati un finanziamento europeo a partire dal 2014.

Lo studio si baserà sull'osservazione delle pulsar, stelle che ruotano a velocità elevatissime, tra 100 e 1.000 rotazioni al secondo, emettendo fasci di radiazione. Se questi fasci intercettano la Terra, vengono rilevati dai radiotelescopi sotto forma di impulsi estremamente regolari. "Questi corpi celesti sono eccellenti 'orologi galattici', che consentono di misurare onde gravitazionali a bassissima frequenza", afferma Sesana.

"Confrontando i ticchettii di questi orologi, siamo in grado di stabilire se lo spazio tra noi e le stelle osservate si sta dilatando o contraendo. Possiamo quindi usare l'incredibile regolarità dei segnali delle pulsar - aggiunge il ricercatore - per cercare minuscoli cambiamenti causati dal passaggio di onde gravitazionali provenienti dall'universo lontano".

L'infografica mostra il ruolo delle stelle pulsar (credit: Danielle Futselaar)
L'infografica mostra il ruolo delle stelle pulsar (credit: Danielle Futselaar)

Recentemente, infatti, diverse collaborazioni scientifiche internazionali hanno evidenziato la presenza di un segnale compatibile con un'onda gravitazionale a bassissima frequenza, che potrebbe provenire da una popolazione di buchi neri supermassicci. Il progetto aiuterà, dunque, a stabilire l'origine di questo segnale. Questa onda gravitazionale potrebbe però provenire anche dall'universo primordiale: "In tal caso, sarebbe di gran lunga il segnale più vicino al Big Bang mai osservato - conclude Sesana - e ci consentirebbe di avvicinarci come mai prima alle origini del cosmo". 

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