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6 mag 2022

“Best regards” con Marco D’Agostin

Al Piccolo il festival voluto dal direttore Claudio Longhi entra nel vivo con tre titoli da non perdere

6 mag 2022
diego vincenti
Cronaca
Il Piccolo torna al clima di quasi normalità dop due anni di grande sofferenza
Il Piccolo torna al clima di quasi normalità dop due anni di grande sofferenza
Il Piccolo torna al clima di quasi normalità dop due anni di grande sofferenza
Il Piccolo torna al clima di quasi normalità dop due anni di grande sofferenza
Il Piccolo torna al clima di quasi normalità dop due anni di grande sofferenza
Il Piccolo torna al clima di quasi normalità dop due anni di grande sofferenza

di Diego Vincenti

Da quanto tempo non si vedeva una folla davanti al sagrato del Piccolo? E non si parla di quei pochi minuti prima e dopo gli spettacoli, che per fortuna il pubblico non è mai mancato. Ma proprio di una folla festaiola e ciondolante, di chi ha voglia di bersi un bicchiere, conoscere qualcuno, vivere la piazza. Erano secoli che non succedeva. Se non per qualche raro evento legato alle week, certe serate al Milano Film Festival, cose così.

Questa volta invece è tutto merito del Piccolo. Che non solo ha riempito con i linguaggi del contemporaneo il cartellone del festival "Presente indicativo", invece di propinare il solito baule di ricordi strehleriani. Ma il direttore Claudio Longhi ha deciso pure di accompagnarlo quotidianamente con una serie di aperitivi e dj-set curati da Mare Culturale Urbano. Insomma: una grande festa, a circondare le decine di appuntamenti internazionali sul palco. La prima serata è stata un successo. E ora il festival entra nel vivo. Ieri ad esempio la presentazione di tre titoli che arriveranno nei prossimi giorni. A partire da "Best Regards" di Marco D’Agostin, artista associato e già Premio Ubu come miglior performer under 35. Un lavoro dedicato al coreografo Nigel Charnock. Il 9 e il 10 maggio in programma allo Studio. ""Best Regards" è la lettera che scrivo con dieci anni di ritardo – spiega D’Agostin – a chi ha rappresentato ai miei occhi la possibilità che in scena tutto potesse accadere ed esplodere". E molto incuriosisce anche "The Sheep Song" di FC Bergman, da martedì allo Strehler. Con il gruppo belga a indagare il tema del cambiamento grazie al racconto di una pecora che diventa uomo.

Ma la cui esistenza si rivela complessa e dolorosa nella sua natura a metà, abbandonata dal gregge e mai realmente accolta per la sua umanità. Il tutto attraverso una grammatica teatrale puramente visiva, senza il supporto di alcuna parola. Da mercoledì 11 è atteso invece "Façons d’aimer" di Aristide Tarnagda, dal Burkina Faso un atto d’accusa al mondo, all’Europa, a certe dinamiche familiari. In equilibrio fra poesia e violenza.

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