STEFANO DATI
Cronaca

"Battezzare mio figlio ha il gusto del riscatto"

Dritan Prela, fuggito a 19 anni dalla dittatura albanese in Italia si è rifatto una vita: “Ho lottato per non rimanere ai margini della società, ora sono un uomo felice”

Il battesimo di William, figlio di Dritan Prela e sua moglie Jonida

Il battesimo di William, figlio di Dritan Prela e sua moglie Jonida

Cassano d’Adda (Milano) – Da ragazzo albanese fuggito dalla dittatura del suo Paese a cittadino italiano modello di inclusione e integrazione, Dritan Prela, oggi 44enne, è considerato un cassanese ben voluto da tutti. Una storia quella raccontata dall’elettricista Dritan Prela che riporta alla luce tempi bui della sua gioventù, messi da parte ma non cancellati.

Dopo anni con futuro incerto ha trovato la serenità tanto ambìta, ma il triste ritorno del passato è sempre dietro l’angolo per il 44enne albanese, cittadino italiano dal 2020. Al battesimo del figlio, celebrato nella chiesa San Bartolomeo di Groppello in questi giorni, ha infatti rivissuto quella libertà negatagli dal comunismo quando da bambino gli fu vietata la celebrazione di quel sacramento: "All’epoca in cui ero bambino, in Albania il comunismo non consentiva la celebrazione del battesimo. Ho dovuto attendere l’età adulta e scappare dal mio Paese per poter essere battezzato qui in Italia. A mio figlio un giorno racconterò la storia della mia giovinezza vissuta sotto la dittatura, sottolineando l’importanza del diritto alla libertà per ogni persona".

Originario di Puke, un paese a sud dell’Albania, ai tempi della dittatura albanese viveva in una baracca con i genitori, due sorelle e due fratelli. "Le pessime condizioni di vita di quel periodo mi avevano spinto a decidere di lasciare il mio Paese per sostenere la mia famiglia rimasta in Albania". La sua meta è sempre stata l’Italia: "Contro la volontà dei miei familiari, nel 1994 ho fatto una prima breve esperienza in Grecia". Tre anni dopo il viaggio della speranza: "Nel settembre del 1997 la partenza con mille incertezze. A notte inoltrata sono salito su un gommone diretto in Italia insieme ad altre 35 persone, stipate come bestie. Dopo circa due ore e mezza di navigazione, alle prime luci dell’alba a 50 metri dalle rive pugliesi, ci dissero di proseguire a nuoto. Una volta a terra raggiunsi la stazione dei treni viaggiando nel baule di una macchina".

Cassano d’Adda è la città della sua rinascita: "Solo, senza soldi, in un Paese a me sconosciuto ho lottato per non rimanere ai margini della società. A Cassano ho trovato molte persone che mi sono state vicine. Grazie a tutti loro oggi sono una persona serena e felice con mia moglie Jonida e mio figlio William".