GIAMBATTISTA ANASTASIO
Cronaca

Battaglia sulla sanità. Il no ai referendum accende la bagarre. Ora il ricorso al Tar

In Consiglio regionale il centrodestra vota l’inammissibilità dei quesiti, opposizione in rivolta. Oggi nuove azioni dai promotori .

Battaglia sulla sanità. Il no ai referendumaccende la bagarre. Ora il ricorso al Tar

Battaglia sulla sanità. Il no ai referendumaccende la bagarre. Ora il ricorso al Tar

Il Consiglio regionale ha respinto come inammissibili i tre quesiti referendari sulla sanità pubblica proposti da un ampio cartello di associazioni e sindacati con il supporto di quasi tutti i partiti di opposizione: Pd, Movimento 5 Stelle, Patto Civico e Alleanza Verdi Sinistra (AVS). I voti a favore della dichiarazione di inammissibilità dei quesiti referendari sono stati 45: tutti della maggioranza di centrodestra. Le opposizioni per protesta non hanno partecipato alla votazione e altrettanto hanno finito col fare Manfredi Palmeri, consigliere regionale di Lombardia Migliore, la lista morattiana, e il presidente dell’Aula, il meloniano Federico Romani. Questi ultimi, a differenza di tutti gli altri consiglieri di opposizione, hanno però pigiato dai propri banchi il tasto col quale si esprime la non partecipazione al voto. Sfumature. Non appena conclusa la votazione in Aula, infatti, è stata bagarre. I consiglieri di Pd, M5S, Patto Civico e AVS hanno mostrato cartelli inequivocabili ("Sulla vostra salute decidono loro") sequestrati a fatica dai commessi del Consiglio lombardo. Solo il primo passo di una battaglia che non si annuncia ancora chiusa: oggi alle 17 il Comitato promotore dei referendum tornerà a riunirsi al Pirellone per discutere delle nuove forme di mobilitazione, prima tra tutte il ricorso al Tar contro la decisione della maggioranza che governa la Regione. Punti qualificanti della campagna referendaria sono, per chi non lo ricordasse, il superamento dell’equiparazione tra sanità pubblica e privata e l’abrogazione della riforma licenziata nel 2021 dall’allora vicepresidente della Regione con delega al Welfare, Letizia Moratti.

"La sinistra – ha spiegato Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega in Consiglio regionale – vuole prendere in giro i cittadini lombardi coinvolgendoli in un referendum che è totalmente inammissibile dal punto di vista formale, in quanto contrasta non solo con la normativa regionale, oltre ad essere inapplicabile nel merito poiché avrebbe come conseguenza quella di bloccare il sistema sanitario lombardo senza proporre un modello alternativo e colpendo 33mila lavoratori del comparto. Gli elettori sarebbero chiamati ad esprimersi su dei quesiti che non potrebbero avere seguito". Di tutt’altro avviso Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd al Pirellone: "Siamo di fronte ad una prova di violenta ed arrogante debolezza della destra che non vuole dare la parola ai cittadini lombardi, una cosa che credo non abbia alcun precedente in nessun Consiglio regionale d’Italia, un colpo di mano che ovviamente porterà dei ricorsi". Sulla stessa linea Nicola Di Marco, capogruppo lombardo del Movimento 5 Stelle: "Il centrodestra chiude la porta in faccia ai cittadini, ha paura che i cittadini in lista d’attesa si esprimano. È stata fatta una scelta politica che noi non riteniamo corretta. Non dovevamo discutere sulla bontà della legge Moratti ma sul dare o meno seguito a una richiesta avanzata da cittadini, associazioni e sindacati. Principio previsto dal nostro statuto". Per Michela Palestra e Luca Paladini, consiglieri del Patto Civico, "la maggioranza si è assunta l’enorme responsabilità di togliere la parola ai cittadini decretando l’inammissibilità di quesiti che, come previsto dalla legge, si sarebbero potuti riformulare per superare le eventuali criticità". Per Onorio Rosati, consigliere di AVS, quanto accaduto in Aula "è un fatto di assoluta gravità che non trova precedenti nella storia dell’istituzione di Regione Lombardia e manifesta, da questa maggioranza, la preoccupazione che i cittadini lombardi si possano esprimere negativamente sulla qualità del servizio sanitario nella regione. Spiace sottolineare come, il presidente del Consiglio regionale, abbia impedito alle minoranze di votare un loro ordine del giorno sul tema".