Cerignola-Milano, così la gang di Michele Giardinelli rubava le auto: le ronde, le cene e l’officina Padre Pio

La banda guidata dal ventottenne foggiano Michele Giardinelli ha fatto sparire 63 vetture tra giugno e settembre 2023. Dieci gli arresti dei carabinieri

La Jeep Renegade usata dalla banda di Giardinelli per le ronde notturne
La Jeep Renegade usata dalla banda di Giardinelli per le ronde notturne

Milano, 23 gennaio 2024 – “È lavoro alla fine, a me piace sto lavoro, non è che non mi piace, sennò non lo facevo neanche... non è che una cosa non mi piace non la faccio, a me prima dei soldi... perché mi deve piacere sennò non la faccio". Il "lavoro" di Michele Giardinelli, stando alle accuse, era quello di rubare le auto, ben 63 tra il primo giugno e il 6 ottobre 2023: su commissione di qualcuno, per cannibalizzarne i pezzi di carrozzeria più rivendibili sul mercato nero o per "rigenerarle" con targa e documenti nuovi di zecca e spedirli oltre confine.

Nato a San Giovanni Rotondo, il paese reso celebre da Padre Pio da Pietrelcina, il ventottenne ha intitolato la sua officina proprio al santo con le stimmate. Il quartier generale dell’organizzazione criminale era proprio in quella carrozzeria di Cerignola, cittadina foggiana di 56mila abitanti che spesso le cronache giudiziarie hanno associato alle bande di assaltatori di portavalori. Lì arrivavano a cadenza regolare le macchine sparite tra Milano e hinterland, guidate da "staffettisti" che le prendevano in consegna nel fortino di via Mar Nero e le portavano a destinazione per un compenso di 700 euro (350 alla partenza e 350 al ritorno) comprensivo di benzina e autostrada.

A valle di un’inchiesta andata avanti per circa tre mesi, i militari delle stazioni di Cornaredo e Settimo Milanese, coordinati dal pm Bianca Maria Baj Macario e guidati dal capitano Fabrizio Rosati, hanno arrestato il presunto capo, i tre operativi Dario Sforza, Paolo Virgillito e Claudio Giovine e i sei conducenti Marco Ruscillo, Gianluca Gervasio, Fabio Trapella, Antonio Lopez, Mauro Bellissima e Roberto Giovine (l’unico ai domiciliari).

L’indagine, riassunta nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Lorenza Pasquinelli, scatta il 18 luglio scorso, dopo il furto di una Ford Kuga a Settimo: l’analisi dei filmati delle telecamere permette agli investigatori dell’Arma di individuare due "vetture d’appoggio" utilizzate in almeno nove blitz precedenti e successivi, una Jeep Renegade (sulla quale il 16 giugno erano stati controllati Sforza e uno dei fratelli Giovine) e una Polo intestata a Virgillito.

I carabinieri piazzano le ambientali su entrambi i veicoli: quella della Polo resiste giusto qualche ora prima di essere scovato durante una delle abituali bonifiche anti-intercettazioni; quella della Renegade supera il controllo e inizia a registrare dialoghi e movimenti. La cimice capta anche le lezioni che Giardinelli dispensa ai complici, un manuale da scuola del crimine: "Deve stare per forza il metodo", sorride il ventottenne quando si ritrova davanti un nuovo modello di veicolo che pare inespugnabile.

La gang segue uno schema fisso, con tappe e orari prestabiliti: gli arnesi del mestiere recuperati in un box di via Neera, la cena in una trattoria di via Rembrandt e la ronda notturna a caccia di veicoli (Ford, Opel e Fiat a seconda dei desiderata del cliente). Poi l’azione, con un modus operandi collaudato: lo sportello anteriore sinistro forzato con una sbarra metallica, la messa in moto con una chiave clonata, il trasferimento in un’area boschiva di Figino per disinnescare eventuali sistemi di geolocalizzazione e la sosta di 24-48 ore in un parcheggio all’aperto in zona San Romanello. Infine, il viaggio verso Sud in A14.

Un copione ripetuto ogni notte, per tre diverse "ondate" da una settimana l’una: durante la prima, tra il 27 agosto e il 3 settembre, finirà nel mirino pure la Jeep Wrangler di un noto ristoratore, rubata in zona Buonarroti alle 4.18 del 2 settembre. All’alba del 6 ottobre, l’arresto in flagrante di Giardinelli, Sforza e Claudio Giovine, bloccati dopo aver rubato una Puma, una Fiat 500 e una Kuga.

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