BALLIAMO SUL MONDO

Nicolò Cavalchini, di giorno organizzatore di eventi, la sera musicista nei locali. Ogni settimana si esibisce da volontario per gli ospiti della Piccola Casa del Rifugio.

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Un grande cortile, il sorriso degli anziani e l’aria di famiglia. È quello che si vede e si respira entrando nella Piccola Casa del Rifugio, a 10 minuti dal centro di Milano, risalente al 1871. Ogni martedì gli anziani ospiti della Rsa si riuniscono nella sala pranzo per cantare le canzoni della loro epoca, come “Il ragazzo della via Gluck”, “Un’avventura”, “Sarà perchè ti amo” e tante altre. A cantarle, con altri, è Nicolò Cavalchini: organizzatore di eventi e musicista per passione e di professione in storici locali milanesi come il Bobino, nel tempo libero si dedica al volontariato e da 10 anni si esibisce nelle case di riposo.

Cosa l’ha spinta a voler suonare nella Piccola Casa del Rifugio?

"È una cosa che mi sono sentito di fare perché, essendo un musicista appassionato, vorrei che quest’arte fosse messa a disposizione delle persone fragili, per regalare loro momenti di felicità".

Cosa vede negli occhi degli anziani?

"Sono contenti. Attraverso le canzoni rivivono i loro anni di gioventù, quasi sempre i loro ricordi migliori. È un momento di leggerezza".

Che cosa le trasmettono queste persone?

"La musica ha il potere di trasportare e di emozionare. Secondo me le emozioni muovono i sentimenti di una persona e tutto ciò che la tiene viva. “Tenere vivi” gli anziani è la missione della casa di riposo".

A proposito di emozioni, c’è un anziano o un’anziana che ha lasciato il segno nel suo cuore?

"Un’anziana che si entusiasma, canta tutte le canzoni a memoria, e ti insegna come bisogna vivere. Lei non è di Milano, ma si trova in questa casa di riposo da sola perché non ha né figli né parenti eppure ha una vitalità e una serenità invidiabili".

Queste persone le ricordano i tempi che ha trascorso con i suoi nonni?

"No, perché il rapporto con i miei nonni è stato diverso. Ho avuto nonni fantastici e sono stati esempi di vita. Quando io ero piccolo loro erano già abbastanza anziani, essendo io stato l’ultimo nipote di tanti altri, ma loro, soprattutto quelli materni, mi hanno sempre accudito dandomi un esempio incredibile".

Gli anziani le hanno mai lasciato letterine? Se sì le conserva?

"Non lettere, ma ho ricevuto dei disegni e delle foto che loro fanno spesso alla fine delle attività ludiche ricreative a cui partecipano. Queste persone hanno molta dignità e hanno avuto una vita molto intensa con tanti ricordi da raccontare. Da loro c’è molto da imparare".

Cosa prova quando suona per loro?

"Un’empatia positiva, sono lì per loro. Tanti musicisti che fanno volontariato con me in questa casa di riposo hanno suonato anche negli stadi, tra cui una ragazza che è stata una corista di Tiziano Ferro. Quando siamo in “servizio” facciamo qualcosa che arriva direttamente agli anziani".

Ha visto un cambiamento in queste persone dopo il Covid-19?

"Durante la pandemia non potevamo venire ma avevamo creato un sistema in cui mi collegavo dal mio studio e cantavo e loro mi vedevano dai televisori. Il rapporto umano è un’altra cosa, perché loro hanno bisogno di un contatto quasi fisico. Dopo il Covid non ho notato una grande differenza e il merito è della struttura, perché ci sono infermiere molto brave a gestirli".

Quando ha ripreso a suonare nella casa di riposo?

"Dopo il coronavirus abbiamo dovuto aspettare un anno prima di ritornare a suonare in presenza stabilmente, ma nel frattempo abbiamo potuto farlo d’estate, all’aperto, all’interno del cortile".

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