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2 mag 2022

Milano, attacco hacker contro la sanità: siti bloccati. Il giallo del ricatto

Paralizzati i 4 ospedali dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco. La Regione: servizi fermi per proteggere i dati

giulia bonezzi e nicola palma
Cronaca
La polizia postale sta indagando sull’attacco informatico nei confronti dell’Asst milanese
La polizia postale sta indagando sull’attacco informatico nei confronti dell’Asst milanese

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Un attacco hacker ha paralizzato completamente per quasi 40 ore l’infrastruttura tecnologica dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco, una delle tre grandi aziende socio-sanitarie territoriali di Milano, con quasi 4.500 dipendenti, 33 sedi che coprono 5 dei suoi 9 Municipi più 4 ospedali per oltre mille posti letto: i materno-infantili Buzzi e Macedonio Melloni, il Fatebenefratelli e il Sacco, diventato un simbolo in tutto il mondo durante la pandemia. Ed è un attacco "ransomware", confermano dalla Regione, almeno nella premessa e nelle modalità: il blocco totale del sistema per ottenere un riscatto. Ma fonti di Palazzo Lombardia spiegano che non sarebbe arrivata, a ieri sera, alcuna richiesta di denaro in cambio delle chiavi della nuova serratura.

Certo non ha precedenti quel che è cominciato alle tre di notte del Primo Maggio, ha richiesto da subito l’intervento della Polizia postale e poi dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, e a ieri sera non si era risolto: i tecnici dell’Asst hanno dovuto decidere insieme agli informatici di Aria e ai poliziotti di "interrompere i servizi a protezione dell’intera infrastruttura e dei dati", spiegano dalla Regione, aggiungendo che "al momento non si ha alcuna evidenza della sottrazione di dati personali", anche grazie "alle azioni che l’Asst ha messo in atto nei mesi scorsi per alzare il livello di sicurezza" e che hanno limitato i danni. Un upgrade effettuato da "tutte le Asst", sottolineano dall’assessorato al Welfare, chiarendo che l’attacco non ha "interessato altre strutture ospedaliere". E che "è stata avviata la procedura di ripristino", operazione "particolarmente delicata per mettere in condizione il personale di disporre dei servizi il prima possibile assicurandone la sicurezza", anche se i tempi sono difficili da definire.

Intanto da ieri ai pronto soccorso del Sacco, del Fatebenefratelli, del Buzzi e del Melloni, 194 mila accessi totali l’anno nel pre-pandemia, l’Areu non invia più emergenze, dirottando le ambulanze sugli altri ospedali di Milano, mentre i quattro sotto attacco continuano ad accettare i pazienti che si presentano da soli e le urgenze ostetriche, utilizzando i moduli cartacei.

E così avviene in ogni ambulatorio e reparto: da domenica all’Asst Fatebene-Sacco si lavora come vent’anni fa, "con carta e penna", per aggiornare le cartelle cliniche o refertare i tamponi pre-ricovero, mentre i risultati dei Corona test agli esterni, che fortunatamente viaggiano in un altro ambiente informatico, vengono caricati manualmente. "Abbiamo attivato la procedura che adottiamo nei casi di stand by per motivi tecnici o manutenzione, anche se non abbiamo mai visto un black out di questa portata – spiega Lucia Castellani, la direttrice sanitaria dell’Asst –.E stiamo garantendo tutta l’attività operatoria regolarmente, senza rinvii". Ospedali e ambulatori hanno dovuto però sospendere i prelievi per gli esami di laboratorio, tra le attività più informatizzate e dunque più sofferenti insieme alla radiologia: sono stati rinviati via sms buona parte degli appuntamenti di diagnostica per immagini, in particolare quelli per la Tac perché soprattutto le macchine di ultima generazione sono completamente dipendenti dal digitale; sono saltate le prime due serate di esami in programma al Sacco, "appena possibile ci metteremo al lavoro per recuperare le prenotazioni", assicura Castellani. Intanto, le Tac urgenti vengono dirottate sulle macchine più vecchie o su quelle del San Carlo e del Niguarda, mentre la Mangiagalli e la De Marchi del Policlinico accolgono bimbi dal Melloni e dal Buzzi. Un mutuo soccorso ricambiato dall’Asst Fatebene-Sacco in letti di degenza, "c’è grande collaborazione".

Ma cosa accadrebbe, si domandano altri addetti ai lavori consultati dal Giorno, se un altro inquietante "ransomware" senza richiesta di riscatto (che peraltro un ente pubblico, diversamente da aziende private che troppo spesso cedono nella solitudine e nel silenzio, non potrebbe mai pagare) mettesse fuori gioco in contemporanea tutti gli ospedali di Milano?

 

 

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