Asili nido a Milano, 1.700 bimbi fuori dalle graduatorie. Il Comune rimedierà “comprando” posti dai privati

L’ordine del giorno approvato all’unanimità per azzerare entro i prossimi otto anni le liste d’attesa prevede di bussare alle strutture convenzionate. Famiglie in affanno, allarme dimissioni di mamme

Un asilo nido

Un asilo nido

Milano – Azzerare la lista d’attesa degli asili nido entro i prossimi otto anni, cominciando a comprare già per settembre almeno 200 posti in più nelle strutture convenzionate: lo chiede un ordine del giorno collegato al bilancio preventivo 2024, passato all’unanimità in Consiglio comunale, con 41 voti favorevoli su 41. Un impegno che parte da una fotografia e da un’emergenza delle famiglie: anche nella Milano che fa i conti col calo demografico (sono circa 9.500 i nati ogni anno) i posti per i più piccoli sono tutt’altro che sufficienti.

Quest’anno dopo l’ultimo scorrimento delle graduatorie sono 1.730 le famiglie rimaste nel limbo. A febbraio si apriranno le nuove iscrizioni, precedute dagli open day: nei prossimi giorni si avrà il quadro dei posti che si libereranno con il turnover.

"Nonostante l’offerta sia ampia, il sistema integrato pubblico privato non riesce a soddisfare interamente il fabbisogno espresso", la premessa dell’ordine del giorno che ricorda l’esigenza di una "conciliazione tra vita e lavoro in una metropoli come Milano, dove il tasso d’occupazione femminile è tra i più alti d’Italia", ma anche e soprattutto che la frequenza del servizio educativo è "indispensabile per lo sviluppo dei bambini, in particolar modo nelle famiglie con maggiori fragilità e povertà educativa". A fronte di 23.423 bimbi in età da nido (ai 19.380 nati nel 2022 si aggiungono i nati fino a maggio 2023), tra Comune, privati e servizi in convenzione si riesce a garantire il 59% dei posti.

Tra chi si è trovato per la prima volta nel ginepraio delle liste d’attesa c’è Alberto Locatelli, docente. Quinto in lista d’attesa, ha virato su una struttura privata: "E sono stato fortunato a trovarla, perché anche lì le liste d’attesa abbondano", spiega. Nella sua storia anche un paradosso: nel nido dove aveva presentato richiesta le capienze non erano tornate le stesse del periodo pre-Covid, altrimenti ci sarebbe stato spazio.

"Mail su mail, nessuna spiegazione – scuote la testa –: ho aspettato perché mi spiaceva inserire mia figlia in una struttura e cambiare posto ad anno avviato, poi mi sono arreso. Sia chiaro, mi trovo benissimo, ma oltre a credere nella scuola pubblica, spendere tra i 700 e gli 800 euro al mese è un sacrificio non indifferente. E con il secondo figlio in arrivo non so come farò. Non è ancora nato e sto già informandomi su come mettermi in lista d’attesa. Anche perché vedo i benefici del nido sulla piccola, la qualità del tempo e delle proposte educative: sono esperienze alle quali dovrebbero poter accedere tutti".

Tra le famiglie che erano in lista c’è chi ha alzato bandiera bianca: "Anche nel nostro quartiere c’è chi ha fatto questa scelta – continua Locatelli –: uno dei due genitori ha rinunciato a lavorare, spesso la mamma". La riprova è in altri dati: nell’ultimo report dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro "la Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di convalide di dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri, 10.687 nel 2022, erano 8.334 nel 2021", ricorda Eloisa Dacquino, segretaria confederale Uil Lombardia. Per invertire la rotta "serve un potenziamento complessivo della rete dei servizi: occorre superare la logica dei bonus e promuovere azioni che siano strutturali ed efficaci nel tempo".

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