NICOLA PALMA
Cronaca

L’agguato ad Anghinelli: così è stato preso l’ultrà Daniele Cataldo. Il motorino, il telefono “dimenticato” e l’incidente

Il pedinamento “virtuale” della Mobile con i video registrati dalle telecamere: i sicari hanno atteso che il narcotrafficante uscisse di casa e hanno agito in via Cadore

A sinistra la Ford Focus di Anghinelli seguita dai sicari a bordo del motorino. A destra, i rilievi e Daniele Cataldo

A sinistra la Ford Focus di Anghinelli seguita dai sicari a bordo del motorino. A destra, i rilievi e Daniele Cataldo

Milano – Un pedinamento virtuale di 24 chilometri: 12 all’andata e 12 al ritorno. Strade, incroci, tangenziale. Da Sesto San Giovanni a via Cadore e ritorno. Così gli investigatori della Omicidi della Squadra mobile, guidati dal dirigente Alfonso Iadevaia e dal funzionario Domenico Balsamo, sono riusciti a risolvere il caso Anghinelli, il narcotrafficante oggi cinquantunenne sopravvissuto a un proiettile che gli ha trapassato la testa la mattina del 12 aprile 2019. Nel provvedimento di fermo che ha portato in carcere Daniele Cataldo, braccio destro del leader della Sud Luca Lucci (a sua volta indagato in concorso come presunto mandante), è ricostruita con dovizia di particolari la meticolosa indagine che ha consentito ai poliziotti coordinati dai pm Leonardo Lesti, Sara Ombra e Paolo Storari di mettere insieme i gravi indizi di colpevolezza nei confronti di “Dani 7 pistole”.

Il primo avvistamento tra Città Studi e Porta Romana del Suzuki Burgman, guidato da Cataldo nell’ipotesi dell’accusa, è delle 7.22 e 54 secondi: lo scooter viene ripreso dalla telecamera interna di una banca in via Modena angolo Menotti, non lontano dalla residenza di Anghinelli. Tre minuti dopo, l’occhio elettronico di un condominio di via Indipendenza registra ben otto passaggi del motorino: i due sicari stanno facendo la ronda nel quartiere, in attesa che Enzino esca di casa. Alle 7.51, la Ford Focus di Anghinelli supera l’incrocio con via Castel Morrone; il Suzuki inizia a tallonare la macchina. Alle 7.57 va in scena il raid: lo scooter si affianca alla portiera anteriore sinistra, il passeggero estrae la pistola e spara per quattro volte, mandando a segno un solo proiettile.

Scatta la fuga: il motorino passa col rosso in piazza Emilia, ma nello zigzag tra le auto in coda ne urta uno. Il conducente riesce ad annotare un parziale della targa, che poi si rivelerà clonata da un altro motorino dello stesso modello: le prime due lettere e i primi due numeri. Alle 8.05, un’immagine registrata dalla telecamera “Forlanini-piazza Artigianato” informa che i due hanno imboccato la tangenziale est in direzione Venezia. Alle 8.09, un altro occhio elettronico, installato in una stazione di servizio vicino a Cascina Gobba, immortala il passaggio del Suzuki “mentre si dirige verso nord”. Tre minuti dopo, lo scooter esce a Cologno Monzese sud. L’ultimo frame utile è delle 8.14, in via Pisa a Sesto San Giovanni: il fatto che la successiva telecamera all’angolo con via Catania non abbia ripreso il passaggio successivo lascia ipotizzare che il veicolo sia stato infilato in un viottolo pedonale a metà strada. Giusto dietro casa di Cataldo.

Le verifiche a ritroso evidenzieranno poi che il Burgman con due persone a bordo è partito dallo stesso punto un’ora prima, alle 7.06. Poi partono gli accertamenti sul telefono del cinquantaduenne, che “nel periodo di tempo compatibile con la commissione del delitto è rimasto acceso nei pressi della residenza del suo utilizzatore”. Tradotto: “Non si può escludere l’ipotesi che Cataldo possa aver lasciato di proposito il suo cellulare a casa”, così da costruirsi un alibi. Interrogato ieri dal gip Domenico Santoro, il diretto interessato, assistito dall’avvocato Jacopo Cappetta, ha risposto per due ore e mezza a tutte le domande, difendendosi dalle accuse e negando di essere stato in sella a quel motorino il 12 aprile di cinque anni fa.

Sul fronte dell’inchiesta madre “Doppia Curva”, va infine registrato che tra lunedì e mercoledì si terranno le udienze al Riesame sulla richiesta di revoca degli arresti da parte, tra gli altri, di Lucci e dell’ex bodyguard di Fedez Christian Rosiello, due dei sedici finiti in cella poco meno di due settimane fa.