I fondatori della società milanese che ha sviluppato l'app Immuni
I fondatori della società milanese che ha sviluppato l'app Immuni

Milano, 3 giugno 2020 - In ventiquattro ore l’app Immuni è stata installata su oltre mezzo milione di smartphone. "I cittadini ne hanno capito l’importanza e l’utilità – ha dichiarato soddisfatta il ministro per l’innovazione, Paola Pisano –. Ad oggi siamo il primo grande Paese d’Europa e uno dei primi Paesi del mondo a usare una tecnologia simile per il contrasto del virus".

Il debutto sugli store di Apple e Android dell’app realizzata dalla milanese Bending Spoons è andato oltre le aspettative. Prima ancora che sia attiva da lunedì in Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia - un test in vista dell’estensione a tutte le regioni ipotizzata per metà mese - gli italiani sembrano intenzionati a dotarsi del sistema di tracciamento dei contatti realizzato dalla software house milanese, fondata nel 2013 e in continua crescita (fatturato raddoppiato tra 2018 e 2019 da 45,5 a 90 milioni). L’app era stata sviluppata per l’inizio della Fase 2, ma di fatto sarà diffusa solo per la riapertura degli spostamenti tra regioni, colpa anche di un iter travagliato tra dubbi sulla privacy e polemiche politiche. A sciogliere gli ultimi nodi legati a riservatezza e sicurezza dei dati - dopo il disco verde del Garante - ci ha pensato il report dettagliato di Mobisec, che dal 2017 certifica la cybersicurezza delle principali aziende nazionali e internazionali in settori che spaziano dalla finanza alla pubblica amministrazione. Un controllore della sicurezza del traffico in rete tramite dispositivi mobili. Bending Spoons ha fatto testare Immuni su smarphone Android e sugli iPhone per capire la vulnerabilità agli attacchi degli hacker e valutare la privacy.

«I test hanno confermato la sostanziale sicurezza dell’app, concepita per tutelare al massimo la privacy degli utenti e dei loro dati personali, sensibili e sanitari – dichiara Alberto Zannol, fondatore e ceo di Mobisec –. Immuni si basa su quattro concetti fondamentali di protezione della privacy: la mancanza di accesso e raccolta dei dati personali; l’astrazione del contatto del dispositivo dalla persona fisica; la casualità e non rintracciabilità nella generazione e assegnazione dei codici di contatto; la separazione tra la modalità di tracciamento degli avvenuti contatti e l’identificazione dell’utente positivo al virus, che volontariamente segnala in maniera anonima la propria positività all’app e sempre previa autorizzazione di un operatore sanitario". Pochi dubbi anche sull’efficacia: "È un presidio di tracciamento dei contatti, non delle persone – sottolinea Zanol –: in una fase di avvio alla normalità uno strumento di questo tipo può fare la differenza. Penso alla Lombardia e in particolare a Milanese, dove le interazioni sociali, professionali e produttive sono molto frequenti e continuative".