Animalisti all’attacco: no alla caccia ai cinghiali

Chiesto lo stop immediato nelle aree dove c’è il divieto di attività venatoria. Lo zoologo: "Sì all’esclusione dei terreni di Basiglio e dell’oasi di Lacchiarella".

Animalisti all’attacco: no alla caccia ai cinghiali

Gli ambientalisti all’attacco: no alla caccia ai cinghiali nelle aree dove c’è il divieto

No alla caccia ai cinghiali nelle aree dove "è vietata la caccia": gli ambientalisti chiedono lo stop immediato. A marzo sono stati affissi gli avvisi, in rispetto di un’ordinanza regionale. Alcuni di questi avvisi sono stati apposti accanto ai cartelli di divieto di caccia. "Chiediamo l’esclusione con effetto immediato dei terreni nel Comune di Basiglio e all’interno del perimetro dell’oasi di Lacchiarella - spiega lo zoonomo residente a Basiglio, Andrea Pastore -. L’area agricola in questione rientra all’interno della zona di ripopolamento e cattura che in quanto tale risulta zona a divieto di caccia". L’area si trova tra i nuclei residenziali di Basiglio, la logistica di Siziano-Carpiano e la Sp 40 Binasca che divide in modo netto Basiglio dall’oasi protetta di Lacchiarella.

"All’interno vi è uno dei pochi boschi presenti nel Parco Agricolo, casa di diverse specie animali - aggiunge Pastore -. Non ci sono solo cinghiali ma volpi, tassi faina, martore e caprioli (un nucleo di una ventina di esemplari). Oltre alle classiche specie faunistiche di piccola taglia. L’oasi risulta molto qualificante anche dal punto di vista della protezione ornitologica (oasi Lipu). Tra i territori di contorno all’Oasi, i campi della Zrc di Basiglio sono quelli preferiti dalla fauna selvatica perché costituiscono un’area verde piuttosto vasta priva di strade asfaltate". Il rischio è che molte di queste specie che trovano rifugio nel fitto bosco dell’oasi di notte o alle prime luci dell’alba escano in cerca di cibo o per riprodursi nelle aree confinanti. Per eliminare la colonia di ungulati - il branco incriminato è composto in tutto da una decina di elementi: 4 adulti, di cui una femmina, 2 o 3 giovani esemplari e 3 o 4 cuccioli - le doppiette potrebbero colpire e uccidere altre specie animali, proprio in quelle zone dove la caccia è vietata. "Dal punto di vista ecologico-faunistico la “braccata al cinghiale a Basiglio-Milano 3” - conclude Pastore - costituirebbe un atto tragico sotto tutti gli aspetti possibili. Le possibilità di nascondersi in caso di scatenamento venatorio sono veramente ridotte all’osso, vista la natura del territorio. Non hanno praticamente via di scampo e sarebbe troppo facile spazzarli via più che "contenerli".

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