Alexander Boettcher
Alexander Boettcher

Milano, 25 febbraio 2016 - «Non riesco a parlare adesso... ho un mal di testa fortissimo... hanno provato a rubarmi il telefono in strada... Mi sono preso un pugno e per rincorrerlo sotto la pioggia mi sono allagato». Quindici novembre 2014, tra le 19.03 e le 19.05. Due minuti preziosi per il processo contro Alexander Boettcher (associazione per delinquere, aggressioni al solforico a Stefano Savi e a Giuliano Carparelli delle quali il ragazzo si dichiara assolutamente estraneo). Alexander racconta a un’amica quanto è accaduto poche ore prima in via Nino Bixio, e cioè l’inseguimento a Giuliano dopo che questi aveva schivato l’acido lanciatogli addosso da Martina - luogo dove Boettcher dice di non essere mai stato e fatto che lui nega recisamente.

La conversazione è uno degli spunti che vengono dalla montagna di giga (tra i nove e dieci), estratti dal telefonino di Boettcher, di cui lui dette un pin fasullo (0101) e che è stato appena aperto da tecnici israeliani della Cellebrite di stanza in Germania; quindi il materiale è stato affidato al perito del tribunale Mattia Epifani che da ieri l’ha messo a disposizione delle parti processuali. Merce fresca che rientra, per dirla come la direbbe il sostituto procuratore Marcello Musso, nel “diritto penale del fatto”, prove, tralasciando l’ormai abusato “diritto penale dell’autore” che abbonda di video e foto sadici e triviali, ormai ridondanti nel descrivere la personalità dell’Alex the king. Questa conversazione rivela un racconto rovesciato di quanto accadde in via Nino Bixio, confermando al millimetro la testimonianza della parte lesa, Giuliano Carparelli, che ha riconosciuto in Martina l’aggressore, e poi in aula in Alex, sia pure coperto e travisato, l’uomo che lo inseguì.

«Ciao che fai di bello, sei a Milano?» scrive su WhatsApp alle 16.49 un’amica di Alex, Elena D.V. Lui risponde alle 18.59: «Ciao Cara... Si a Milano, tu?... Non riesco a parlare adesso. Ho un mal di testa fortissimo. Hanno provato a rubarmi il telefono in strada». Elena esprime solidarietà con un faccino di disappunto. 19.05, Alexander: «Mi sono preso un pugno e per rincorrerlo sotto la pioggia mi sono allagato». «Peccato - scrive lei - stasera vado in un posto bello si mangia si balla e c’è sfilata io non pago volevo dirti se venivi, a presto, un bacio, mi spiace, c’è gente disperata in giro». «Peccato - dice lui -. Reggerei solo per un massaggio» Lei: «La prossima volta ci organizziamo anche per il massaggio».

C’è gente disperata in giro, diceva Elena, chi erano i “disperati“? Occorre ricordare il fatto. Il 15 novembre Giuliano Carparelli esce di casa intorno alle 14 per andare in palestra. Fuori del portone - pioveva moltissimo - vede una ragazza con cerottoni sul naso, non la riconosce, ma mentre quella gli sta tirando addosso qualcosa, lui si ripara con l’ombrello. Quindi la insegue, fotografa con il cellulare lei e l’auto dove sta salendo. Da dietro sopraggiunge un ragazzo atletico, ricci biondi, che gli spruzza dello spray al peperoncino: Giuliano scivola, perde il cellulare, l’altro glielo porta via. Ecco il fatto che Boettcher racconta rovesciato all’amica, inconsapevole, e che diventerà una confessione.Ora al lavoro su quei 10 giga salvati dagli israeliani sono tutti gli avvocati, e, per le parti civili Paolo Tosoni, Chiara Graffer, Andrea Orabona, Benedetta Maggioni, Roberto Parente, una coppia di preparatissime informatiche: Maria Pia Izzo ed Eva Balzarotti. Loro hanno già estratto dal backup del telefonino sul pc di Boettcher, allora fermo al 19 settembre 2014, dati sensibili come video che illustrano scarnificazioni, marchiature a fuoco, imposizioni sadiche su una consenziente e annullata Martina.

I nuovi dati da esaminare comportano un lavoro complesso: sono allo stato sparpagliati e non in ordine cronologico, dovranno essere scremati quelli appartenenti al vecchio backup (circa 8 giga) dal nuovo e inedito (circa 2 giga); e la coppia Izzo-Balzarotti dovrà cercare di abbinare date di creazione a immagini e conversazioni. Si cercano prove simili a questa conversazione che quadra il cerchio su Carparelli anche per l’assalto del 2 novembre a Stefano Savi. Si cerca anche di capire chi possa aver cancellato alcuni file - ne è rimasto il segno - dal pc di Boettcher quando lui era già stato arrestato. Sull’argomento l’avvocato di Alexander, Michele Andreano, è cristallino: «Si facciano tutti gli accertamenti necessari. Facciamo gli avvocati, non occultiamo prove...». Ma la preoccupazione dei difensori è tangibile, anche perché il lavoro del loro consulente informatico, Mariano Pitzianti, appena depositato al giudice Elena Bernante, rischia di essere invalidato dal recentissimo procedimento della Procura di Cagliari che lo sospetta di aver manipolato un dato informatico da lui periziato.