Nicola Palma
Cronaca

Giulia Tramontano, la confessione di Alessandro Impagnatiello: “L’ho uccisa per non farla soffrire”

Senago, chat e ricerche su Internet: così si è preparato l'assassino della 29enne incinta di sette mesi

Omicidio di Giulia Tramontano, l'arresto del barman omicida

Omicidio di Giulia Tramontano, l'arresto del barman omicida

Senago (Milano) – Per gli investigatori, quello di Senago è stato un omicidio premeditato. Pianificato dal barman trentenne Alessandro Impagnatiello. "Indagini, chat e ricerche su internet" sarebbero lì a testimoniare, secondo il pm Alessia Menegazzo e il comandante provinciale dei carabinieri Iacopo Mannucci Benincasa, che l'uomo si è preparato all'ultimo incontro con Giulia Tramontano, cercando sul web ad esempio le modalità per disfarsi del corpo e di come bruciare un cadavere per farlo sparire o per renderlo irriconoscibile.

La premeditazione: le ricerche su Internet

Stando a quanto emerso, con ogni probabilità il trentenne avrebbe deciso di uccidere la compagna quando ha saputo che quest'ultima aveva incontrato sabato pomeriggio la ventitreenne con cui lui aveva una relazione dal luglio dell'anno scorso, davanti all'Armani hotel di via Manzoni. L'omicidio sarebbe avvenuto in un lasso di tempo compreso tra le 19 e le 20.30.

Subito dopo il 30enne avrebbe cercato su Internet: “Rimuovere macchie di sangue” e “invio programmato WhatsApp”, “email orario programmato”. Elementi che – sottolinea il decreto di fermo firmato dall'aggiunto Letizia Mannella e dalla pm Alessia Menegazzo – evidenziano un “concreto e attuale pericolo che l'indagato possa inquinare le fonti di prova''.

Per gli inquirenti il 30enne avrebbe “cercato, sempre tramite ricerche web e poco dopo aver commesso il delitto, modalità di programmazione dell'invio dei messaggi WhatsApp e email, al chiaro fine di alterare la ricostruzione cronologica della vicenda”. Non solo, dalle indagini è emerso anche come Impagnatiello “si sia dimostrato capace di falsificare un certificato di paternità'”, per convincere l'altra donna con cui intratteneva una relazione di non essere il padre del bambino che Giulia Tramontano portava in grembo.

Il fuoco

L'inchiesta, come emerso nel corso di una conferenza stampa in Procura, ha fatto emergere che Impagnatiello avrebbe versato alcol sul cadavere della fidanzata sia in casa che in un secondo momento nella cantina di pertinenza dell'abitazione di via Novella.

Estrema crudeltà

Impagnatiello ha agito "con estrema crudeltà e premeditazione”. Lo scrivono nel decreto di fermo di 29 pagine l'aggiunto Letizia Mannella e la pm Alessia Menegazzo, che sottolineano anche come l'uomo abbia agito per futili motivi, manifestando una “reazione assolutamente sproporzionata rispetto alla causa che aveva scatenato la discussione” con la compagna.

Le indagini

L’uomo ha tenuto il corpo della vittima per giorni, spostandolo più volte: il trentenne l'avrebbe messo prima nella vasca da bagno, per poi spostarlo nel box dove ha tentato di bruciarlo con la benzina, poi in una cantina e infine nel bagagliaio della sua T-Roc "fino alla notte di mercoledì quando decido di gettarlo, intorno alle ore 2.30 del mercoledì in quel posto che già conoscevo dove poi è stato rivenuto”. Ovvero il luogo isolato, dietro i garage di via Monte Rosa. Tre giorni con il corpo della vittima, mentre tutti la cercavano nei dintorni di Senago.

"L'assassino si è accanito sul corpo", ha sottolineato Mannucci Benincasa. Le contraddizioni nel suo racconto si sono trasformate in gravi indizi di colpevolezza grazie al rapidissimo lavoro di riscontro da parte dei militari della Omicidi del Nucleo investigativo di via Moscova, coordinati dai colonnelli Antonio Coppola e Fabio Rufino.

La confessione: l’ho uccisa per non farla soffrire

La versione del trentenne, così come la si legge nel decreto di fermo dei pm di Milano, è che l’avrebbe uccisa per non farla soffrire. “Mentre veniva verso la sala con il coltello che stava usando per i pomodori, ha iniziato a procurarsi dei tagli sulle braccia (...) mi diceva che non voleva più vivere (...) si era già inferta qualche colpo all'altezza del collo e io arrivato vicino a lei, per non farla soffrire le ho inferto anche io tre o quattro colpi all'altezza del collo”.

Il provvedimento

Impagnatiello è stato sottoposto a provvedimento di fermo, che nei prossimi giorni dovrà passare il vaglio del giudice: ora si trova in cella a San Vittore. Le prime indagini sulla denuncia: un impulso decisivo per la soluzione-lampo del caso è stato dato anche dai carabinieri della stazione di Senago, guidati dal luogotenente Antonio Caretti, che dopo aver ricevuto la denuncia di scomparsa hanno subito compreso la gravità della situazione e hanno immediatamente avviato gli accertamenti investigativi per ricostruire l'accaduto il prima possibile. Purtroppo, a quell'ora Giulia era già morta e non c'era alcuna possibilità di salvarla. Tuttavia, quell'intuizione si è rivelata determinante per incastrare il presunto assassino.