Alberto Genovese
Alberto Genovese

Milano, 26 febbraio 2021 Le donne "son piume al vento". "Non hanno una volontà, le prendi per un braccio con più decisione di un altro e si fanno s...". Alberto Genovese, l’imprenditore digitale in cella per violenza sessuale, riassumeva così, in una chat dello scorso 10 aprile con un amico, la sua visione sull’universo femminile. "Ogni tanto mi vengono dei momenti di senso di colpa per cui prendo in considerazione di essere meno di un animale", si legge nei messaggi riportati nella seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere notificata ieri, che aggrava la sua posizione. Come nel caso della 18enne per cui era stato arrestato a novembre, all’imprenditore del web viene contestato di aver stuprato, stavolta assieme alla fidanzata Sarah Borruso, una modella di 23 anni a Ibiza il 10 luglio, sempre dopo averla resa incosciente con un mix di droghe. Vari scambi di messaggi, scrive il gip Tommaso Perna, denotano un "preoccupante maschilismo ed un carattere prevaricatore", unito al costante abuso di droghe.

"Sei la donna dei miei sogni (...) ma chi le vuole quelle che non si drogano?", scriveva a una delle ragazze che lo hanno denunciato. E, dagli atti dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Letizia Mannella e dal pm Rosaria Stagnaro, emergono anche i movimenti della “corte“ che si muoveva attorno ai festini a Villa Lolita e a Terrazza Sentimento, approfittando della disponibilità all’apparenza illimitata di denaro e droghe. "Funzionava come in qualsiasi discoteca", ha riferito agli investigatori l’autista di Genovese. "Le donne, quando si può, si fanno sempre entrare – si legge nel verbale – purché siano molto belle. Bastava che venissero accompagnate da una donna indicata in lista, o da uno conosciuto da noi". E poi: "So che tutti volevano entrare in stanza di Alberto per drogarsi. Io ho visto più volte dei piatti con la droga in polvere che venivano portati dentro casa da Alberto da lui o da altri amici". Un conoscente, Alessandro Paghini, ex collaboratore di Daniele Leali nel mondo delle discoteche fra Milano e Formentera, per un periodo si occupava di "portare alcune persone come invitati" alle feste di Genovese. "Le richieste principali di Genovese erano quelle di avere delle ragazze in quantità maggiore – ha spiegato – possibilmente molto giovani (...) Alberto diceva che una donna dopo i 24 anni è vecchia. Quindi le ragazze dovevano essere giovani, e per me sempre che avessero almeno 18 anni, e che fossero disponibili ad usare sostanze stupefacenti. È successo anche che io gli abbia inviato delle foto perché preferiva vederle".

L’ex pr dei festini si è soffermato anche sul capitolo droghe: "So che è stato chiuso in stanza con le ragazze anche per due o tre giorni e che alternava sempre droga e sesso, droga e sesso. Alberto ha sempre sostenuto che tutti dovevano fare lo stesso uso di droga che faceva lui. Dovevano raggiungere il suo stesso stato". A inchiodare il fondatore di Facile.it (startup poi ceduta) per la vicenda di Ibiza ci sarebbero, secondo il gip, almeno 6 testimoni, ospiti ai party. La fidanzata (indagata ma non arrestata) ha negato le violenze, ma le sue dichiarazioni "contrastano" con quelle dei testi. La coppia avrebbe offerto più volte alla giovane cocaina e ketamina.