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18 apr 2022

"Quell’aereo squarciò il Pirellone. Dopo vent’anni a Milano la ferita è ancora viva"

Il 18 aprile 2002 l’incidente che uccise due avvocate della Regione oltre al pilota del monomotore che si schiantò contro il grattacielo

giulia bonezzi
Cronaca
Nelle immagini di repertorio i momenti successivi allo schianto del monomotore contro il Pirellone il 18 aprile 2002: in senso orario il grattacielo devastato, i soccorsi dei feriti e i detriti sul piazzale. Sotto la prima pagina del Giorno di Milano dell’indomani, col racconto della tragedia
Nelle immagini di repertorio i momenti successivi allo schianto del monomotore

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Milano - C’era il sole anche il 18 aprile di vent’anni fa, un giovedì, quando dieci minuti prima delle sei di sera un aereo da turismo si schiantò contro il ventiseiesimo piano del Pirellone uccidendo due avvocate quarantenni che lavoravano all’ufficio legislativo della Regione, Alessandra Santonocito e Annamaria Rapetti, oltre al pilota, il 67 enne Luigi Fasulo che era decollato mezz’ora prima da Locarno, in Svizzera, con l’intenzione di andare a rifornirsi di carburante a Linate. "Il ricordo di quei terribili momenti è ancora vivo", ha detto ieri il governatore Attilio Fontana, che era presidente del Consiglio regionale nel 2002, quando l’incidente dell’aereo contro il grattacielo che all’epoca era sede unica della Regione (oggi la Giunta fa base a Palazzo Lombardia) gettò nel panico per ore la città, l’Italia e non solo.

Erano passati poco più di sette mesi dall’11 settembre del 2001, e le immagini degli aerei dirottati dai terroristi islamisti di Al Qaeda che s’infilavano nelle Torri Gemelle di New York erano fresche nella memoria visiva di chi osservava la colonna di fumo nero a sporcare il cielo, l’incendio e i vetri esplosi intorno per centinaia di metri.​ Ma quel 18 aprile 2002 non c’erano terroristi e non si trattava di un attentato, come si comprese abbastanza rapidamente, e poi l’inchiesta cristallizzò uno scenario più simile a quello della tragedia di Linate, che meno d’un mese dopo l’11 settembre era costata la vita a 118 persone nello scontro tra un volo di linea della Scandinavian e un Cessna privato che ne aveva invaso la pista, benché anche la catena di responsabilità fosse molto diversa: nel caso del Pirellone furono confinate al pilota dell’aereo da turismo, un Rockwell Commander.

L’incidente provocò al grattacielo di Gio Ponti danni per 33 milioni di euro (l’assemblea fu costretta a riunirsi in una tensostruttura in via Melchiorre Gioia nei tre anni successivi), ferì una settantina di persone e non uccise più di due dipendenti solo perché a quell’ora in gran parte erano già andati a casa. La milanese Alessandra Santonocito, di 41 anni, e la sua collega Annamaria Rapetti, 40 anni, originaria di Abbiategrasso che viveva a Monza col marito e un figlio di quattro anni, invece erano ancora lì al 26 esimo piano, diventato dieci anni fa un memoriale che le ricorda. "Le nostre colleghe, che stavano facendo il loro lavoro con dedizione e spirito di servizio, saranno sempre un simbolo, oggi come nei prossimi decenni - le ha ricordate ieri l’Ordine degli Avvocati di Milano –. Sono vent’anni e sarebbe un giorno di festa, ma per noi milanesi e per tutti gli avvocati è un giorno di dolore", per "ricordare quello schianto assurdo che fece pensare a un attentato terroristico per poi scoprire la banalità del male che si annida negli errori di un volo privato che produce un disastro".

Annamaria e Alessandra saranno commemorate oggi alle 15.30 dai loro colleghi del Pirellone al 26 esimo, con una cerimonia introdotta da Alessandro Fermi, attuale presidente del Consiglio regionale che ha istituito borse di studio in loro memoria.

 

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