Addio capannone dei rifiuti. Dalla criminalità ai cittadini

La struttura nella zona industriale di Gessate era sotto sequestro dal 2018. La scoperta degli scarti abusivi e la rinascita: spazio destinato ai volontari.

Addio capannone dei rifiuti. Dalla criminalità ai cittadini

Addio capannone dei rifiuti. Dalla criminalità ai cittadini

Dalla criminalità alla cittadinanza, nuova vita per il capannone dei rifiuti di via Fermi. Era sotto sequestro dal 2018 quando vi fu scoperto un giacimento di rifiuti di provenienza illecita collegato a un traffico di pattume fra il sud e il nord finito, in seguito, al centro di una inchiesta giudiziaria nazionale. Il sito è stato bonificato. Ora è il momento di voltare pagina. È stato dunque pubblicato l’avviso del "procedimento a evidenza pubblica" del Comune.

Oggetto la concessione a titolo gratuito dell’immobile a enti del settore privato sociale: organizzazioni di volontariato, gruppi di promozione sociale, enti filantropici, cooperative sociali, associazioni e fondazioni. L’avviso specifica dettagli e finalità della concessione, l’esito di quella che è, per ora, una indagine esplorativa sarà prodromico a una successiva gara formale. La rinascita del capannone chiude una vicenda lunga, oscura e difficile. Fu la polizia locale, nel 2019, a scoprire i rifiuti, 2.500 tonnellate, accatastati nell’immobile nel cuore della zona industriale. Scoperta quasi casuale: i vigili si erano portati sul posto per verificare la presenza di una colonia felina non censita segnalata telefonicamente dai cittadini. Il resto fu cronaca: avvio dell’indagine, sequestro e sigilli, appelli per una soluzione condivisa della questione (erano gli anni neri dei roghi dolosi di matrice malavitosa nei giacimenti di pattume di tutta la penisola), e la maxi inchiesta successiva condotta dalla Direzione investigativa antimafia, che smantellò un’organizzazione specializzata nel traffico di rifiuti legata alla malavita calabrese. Pagine chiuse. Tutti gli interessati a rilevare il capannone risanato dovranno compiere un sopralluogo e formalizzare l’interesse entro le 12 del prossimo 15 aprile. "La scelta dell’Amministrazione - così una nota del Comune - è quella di andare oltre le difficoltà gestionali: la nobiltà dello scopo finale determina la vittoria della giustizia e la restituzione definitiva alla società di quanto è stato tolto alla collettività in maniera fraudolenta". E così il sindaco, Lucia Mantegazza: "Il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie è fondamentale, restituisce linfa vitale al territorio. Ed è un dovere: non è solo la restituzione di un maltolto, ma la restituzione di un principio democratico e di legalità".

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