Abdul Salam Guibre italiano originario  del Burkina Faso viveva a Cernusco con genitori e sorelle Fu ammazzato in via Zuretti il 14 settembre del 2008
Abdul Salam Guibre italiano originario del Burkina Faso viveva a Cernusco con genitori e sorelle Fu ammazzato in via Zuretti il 14 settembre del 2008

Milano, 24 agosto 2018 - «Sono trascorsi dieci anni di dolore, ci penso ogni momento ed è difficile vivere e sopportare questa perdita: dobbiamo scendere in piazza per dire basta al razzismo». Una delle sorelle di Abdul Salam Guibre, “Abba”, il 19enne originario del Burkina Faso ucciso a sprangate in via Zuretti il 14 settembre 2008, ha affidato a un video parole di rabbia e dolore dieci anni dopo il delitto. La famiglia della vittima, che all’epoca viveva a Cernusco sul Naviglio, si è trasferita in Francia. Fausto e Daniele Cristofoli, padre e figlio, condannati a 15 anni e 4 mesi di reclusione per omicidio aggravato dai futili motivi, presto potrebbero tornare in libertà. Daniele Cristofoli, 40 anni, si trova già in regime di semilibertà, misura alternativa alla detenzione. Durante il giorno può uscire dall’istituto di pena per lavorare nel campo dell’informatica, proseguendo un percorso iniziato in carcere. Il padre Fausto, 60enne, si trova ancora in cella, ma la data di fine pena si avvicina.

Abba attorno alle 6 entrò nel bar Shinig a pochi passi dalla stazione Centrale, gestito dalla famiglia Cristofoli, in compagnia di alcuni amici, anch’essi di colore, con cui aveva trascorso la serata. Padre e figlio lo inseguirono e colpirono alla testa con una spranga convinti che avesse preso l’incasso del locale. In realtà la vittima aveva rubato due pacchetti di biscotti e altrettante barrette di cioccolato. Una bravata che costò la vita al 19enne. Abba arrivò in coma al Fatebenefratelli, dove morì sette ore dopo. Il 14 febbraio del 2014 divenne definitiva la condanna inflitta a padre e figlio, con il rigetto da parte della Cassazione del ricorso presentato dai loro difensori, gli avvocati Marco Bolchini ed Elisabetta Radici. Ai due non venne contestato l’odio razziale nonostante avessero urlato frasi offensive e razziste ad Abba e ai suoi amici: secondo le sentenze si trattò di un «delitto d’impeto», senza matrice xenofoba. E i parenti, assistiti dall’avvocato Mirko Mazzali, all’epoca puntarono il dito contro «una pena lieve». Dieci anni dopo il Comitato per non dimenticare Abba e fermare il razzismo organizza un corteo a Milano, sabato 22 settembre, e un Festival antirazzista al Parco Sempione dal 7 al 16 settembre. Hanno aderito associazioni, collettivi studenteschi e centri sociali. «Queste cose non devono più succedere», spiega la sorella di Abba in un video realizzato dal Comitato. «Vogliamo un mondo libero - prosegue - dove tutti hanno il diritto di respirare. È triste per me fare questo video ma lo devo a mio fratello, a chi ha perso i suoi cari a causa del razzismo».