8 marzo, poesie ed emozioni tra le detenute del carcere di San Vittore di Milano

L’evento, organizzato dalla volontaria Federica Berlucchi, si è tenuto nel giardino all’interno della casa di reclusione

8 marzo nel carcere di San Vittore

8 marzo nel carcere di San Vittore

Milano, 8 marzo 2024  –  “Mi sento come una farfalla cui vengono tarpato le ali, come un uccello chiuso in gabbia. La libertà è la cosa più preziosa. Nessuno potrà mai ridartela ma la potrai riconquistare”, con questa poesia di Alda Merini si apre l’evento in occasione della festa donna all’interno del carcere di San Vittore. La poesia, recitata da Alessia una delle detenute che hanno preso parte all’evento nel giardino all’interno della casa di reclusione, è stata seguita da altre poesie recitate da una decina carcerate della sezione femminile del penitenziario. Perché anche in carcere è l’8 marzo e le detenute per quest’occasione si sono truccate con tanto di rossetto rosso, lo stesso rossetto che si sono passate l’una con l’altra per essere più belle in questa ora a loro concessa.

L’evento è stato organizzato da Federica Berlucchi, della cantina Fratelli Berlucchi, che da anni fa la volontaria al carcere di San Vittore, in collaborazione con il CETEC, il centro europeo teatro e carcere, e con la fondazione Fo Rame. Presenti all’evento anche Mattea Fo, nipote di Dario Fo e Franca Rame e presidente della fondazione a loro dedicata, Donatella Massimilla, direttrice artistica dello spazio Alda Marini, Daniele Nahum, presidente della Sottocommissione carceri del Comune di Milano e Alessandro Giungi, consigliere comunale e vicepresidente della Sottocommissione carceri del Comune di Milano.

“È stato un evento emozionante. Emozionante soprattutto vedere la partecipazione e percepire che i miei incontri del giovedì stanno diventando sempre più belli ed emotivamente più ricchi. Mi sono veramente commossa nel sentire i ringraziamenti delle mie ragazze, così le chiamo io, per quello che io faccio per loro. Le loro parole dettate dal loro cuore sono arrivate dritte al mio. Il carcere, si sa, è un concentrato di emozioni, ma ormai qui ho imparato a non piangere più. Però quando ho ricevuto in dono le loro mimose non sono riuscita a trattenere le lacrime”, racconta Federica Berlucchi, che da anni ogni giovedì fa volontariato nella sezione femminile della casa circondariale.

“Sappiamo bene quale sia la qualità di vita all’interno del carcere, una situazione grida vendetta e quindi in un certo senso tutte le detenute sono delle vittime perché ‘condannate’ a dover subire una tale condizione. Chi risiede qui dentro ha la stessa dignità di chi è fuori. Anche le carcerate sono cittadine di Milano e quindi hanno gli stessi diritti dei milanesi”, afferma Daniele Nahum.

“Stare in carcere è una sofferenza per tutti, ma soprattutto per le donne perché questa struttura è stata progettata per gli uomini e ci sono molte cose che creano disagio alle carcerate. Come i bagni alla turca che sarebbero tutti da rifare perché queste difficoltà e carenze creano anche molto stress alle detenute. Alda Merini era stata rinchiusa in un ospedale psichiatrico che era come un carcere. E da lì è come se fosse risorta perché da quella casa di cura è partita la sua rinascita. Ed è questo l’augurio che faccio a tutte le detenute il giorno della loro festa”, conclude Alessandro Giungi. “Le chiavi non aprono soltanto le celle, ma anche i cuori”, conclude così con le parole di Alda Merini, Isabella una delle detenute della sezione femminile del carcere di San Vittore.

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