Incinta a 13 anni va al processo mano nella mano col compagno-imputato. Per lui la pm chiede “solo” 10 mesi

Mantova, la ragazzina oggi è mamma e vive con la nuova famiglia. Per la Procura la violenza sessuale esiste, ma il fatto è di lieve gravità Resta il processo contro la madre della minore che "favorì la relazione"

La giovanissima madre insieme alla piccola e al compagno
La giovanissima madre insieme alla piccola e al compagno

Mantova – Si sono presentati in tribunale a Mantova tenendosi come sempre mano nella mano, lei che reggeva in braccio la loro bambina di un anno e mezzo. Non è facile coniugare legge e sentimento. Due anni fa, quando lei aveva tredici anni e frequentava le scuole medie, era rimasta incinta del fidanzato, all’epoca diciannovenne. Era nata la figlia. Questione di pochi mesi (otto per la precisione), la ragazza avrebbe raggiunto il traguardo del quattordicesimo anno di età e non si sarebbe configurato nessun reato. Invece il giovanissimo padre è finito davanti a un giudice che deve decidere se sia responsabile di "violenza sessuale ai danni di minore infra quattordicenne". Udienza preliminare davanti al giudice dell’udienza preliminare di Mantova, Arianna Busato. Reato, se si sta alla lettera del codice. Però tenue.

Pena lieve. Dieci mesi e venticinque giorni di reclusione è stata la richiesta avanzata per l’accusa dal pm Michela Gregorelli (con la possibilità della sospensione condizionale della pena in caso di condanna). Il fatto su cui è stato incardinato il procedimento penale si è verificato, ma è talmente "inoffensivo" che non dà forma al reato, è stata la linea su cui si sono attestati i difensori, Giovanni Gasparini e Giulio Schirolli Mozzini, che hanno chiesto piena assoluzione per l’imputato. Proprio per questo, una eventuale condanna non avrebbe alcuna funzione rieducativa per l’imputato, ma sarebbe afflittiva per tutti, per il ragazzo e per la sua compagna, che vivono felici la loro storia anche dopo la nascita della figlia, e per le famiglie. La vita in comune, la tranquillità assicurata dal lavoro di lui come operaio.

"Le condizioni – hanno sostenuto i difensori – di vita della ragazza sono buone. Anzi, sono migliorate. Ha una famiglia. Lei stessa ha detto di considerare la suocera come una seconda mamma". L’udienza ha avuto un’altra protagonista: Elisa Z., madre della giovanissima mamma, una donna 50enne che vive nel Veronese.

L’imputazione iniziale per lei era quella di omessa vigilanza sulla figlia, ma alla ripresa dell’udienza preliminare, un mese fa, la Procura aveva chiesto che venisse processata a propria volta per violenza sessuale, in particolare per avere "quale madre della persona offesa istigato la minore infra quattordicenne ad accondiscendere alle richieste del fidanzato". Accusa pesante, infamante, che Elisa ha sempre respinto con decisione, con sdegno. Il difensore Marcello Manzato ha chiesto il proscioglimento. "Questo – ha spiegato il penalista – perché gli elementi nel fascicolo non sono sufficienti a reggere l’imputazione". In caso di rinvio a giudizio, si andrà a processo con il rito ordinario. Ieri Elisa ha rivisto la figlia e la nipotina per la prima volta dopo due mesi. Un incontro difficile, come se negli ultimi tempi si fosse aperto un vallo. "Questa vicenda – ha detto la donna – ha scavato qualcosa fra di noi. Cercheremo di superarlo. Spero che vada tutto bene, per me e per mio genero". L’avvocato Silvia Salvato, curatrice speciale per la ragazza, si è associata alla richiesta di rinvio a giudizio per Elisa Z.

Si era costituita parte civile nei confronti di entrambi gli imputati, non aveva accettato il giudizio in abbreviato che era stato invece ottenuto dal ragazzo. Di conseguenza la sua posizione è ora quella di parte civile nei confronti della sola Elisa Z. Il 14 dicembre, dopo le repliche, la decisione del gup.