Lodi, la denuncia del sindacato: “Sushiman pakistano sottopagato e cacciato”

Un trentenne prepara cibo per 11 ore al giorno ma gliene riconoscono solo tre, e pure in ritardo. Quando si ribella, i titolari arrivano a malmenarlo per fargli lasciare il locale

Sushi all you can eat
Sushi all you can eat

Lodi – “Sottopagato e malmenato perché ha protestato per ottenere il giusto pagamento, ha fatto bene a denunciare la sua situazione lavorativa". Parola del sindacalista Ivan Cattaneo del sindacato Filcams Cgil. Si riferisce alla ribellione "finita male, con un’aggressione ma, per fortuna, nessun ricovero in ospedale", testimonia ancora il sindacalista, di un pakistano di 30 anni, sushiman in un All you can eat gestito da titolari orientali.

“Un ristorante a Nord di Lodi dove, in base alla denuncia, l’uomo prepara sushi per 11 ore al giorno ma, come capita spesso, viene pagato in ritardo per sole tre ore. Mentre il resto, prima delle lamentele, sarebbe stato compensato dal vitto e alloggio che gli veniva concesso nell’appartamento sopra al locale". Quando il pakistano si è ribellato e rivolto al sindacato, sarebbe stato cacciato dall’alloggio e, trasferitosi a Milano a casa di amici, ha iniziato a fare il pendolare. "Il sushiman, dopo aver cercato di chiedere il rispetto dei propri diritti ed essersi rivolto alla Filcams Cgil per essere seguito, una volta tornato al lavoro avrebbe trovato i titolari pronti a costringerlo a dimettersi, fino a malmenarlo più volte per convincerlo a lasciare il locale".

Ma lui non si è arreso e lavora ancora oggi, come da qualche anno a questa parte, nello stesso ristorante. Poi la conclusione: "Vista la situazione, il 30enne ha sporto regolare denuncia ai carabinieri e ora quindi ci affidiamo alle forze dell’ordine", conclude il sindacalista. Il lavoratore si è presentato alla Filcams Cgil a fine novembre, lamentando di non aver ricevuto ancora lo stipendio di ottobre e di fare molte ore in più rispetto alle 18 settimanali da contratto. Il sindacato ha guardato in busta paga e riscontrato il mancato pagamento di queste ore. Così ha scritto ai titolari del 30enne, per invitarli a rispettare il contratto o a inserire il pagamento degli straordinari.

Quindi è stato pagato lo stipendio ma il sindacato si è sentito spiegare che “non ci sarebbe stato il pagamento di nessuna ora di lavoro in più perché, appunto, andava considerata la compensazione del vitto e dell’alloggio: il ragazzo viveva infatti con altri tre lavoratori in una stanza sopra la cucina e consumava un pasto al giorno. E quando si è rifiutato di firmare le dimissioni, sarebbe stato cacciato dalla stanza". Della questione intanto è stato informato anche l’Ispettorato del lavoro.