"Papà girava col camion. Vide l’orrore delle foibe"

Al Liceo Verri di Lodi la testimonianza di un’ex bimba istriana che dovette fuggire. Il suo messaggio: voi siete nati liberi, ma non dimenticate che non è scontato.

"Papà girava col camion. Vide l’orrore delle foibe"
"Papà girava col camion. Vide l’orrore delle foibe"

Nell’aula magna del Liceo Verri gli studenti si sono incontrati ieri per il Giorno del ricordo. Oltre agli organizzatori quali il Comune, la Prefettura e l’Ancri (Associazione nazionale Cavalieri al merito della Repubblica italiana), era presente anche Anna Maria Crasti, testimone delle foibe che, intervistata dallo storico Ferruccio Pallavera, ha raccontato i propri ricordi, ancora vividi nonostante allora fosse solo una bambina.

"Sono nata a Orsera, in Istria. Quando scappai, avevo 6 anni. Mio padre e mio zio vennero presi dai soldati di Tito nel dicembre ’46, noi non eravamo fascisti ma per loro questo non era importante. Fortunatamente un contadino coraggioso testimoniò a favore loro, liberandoli dall’arresto, e dico coraggioso perché poteva venir infoibato anche lui. Sempre il contadino, di notte, arrivò a casa nostra dicendo a mio padre e a mio zio di andarsene, perché sicuramente sarebbero stati infoibati. Loro erano consapevoli di cosa volesse dire, avevamo una piccola azienda di trasporti e mio papà girava molto con il camion, così più volte fu costretto a vedere quello che accadeva nelle foibe, da dove usciva un puzzo riconoscibilissimo. Così scapparono verso l’Italia e noi della famiglia li seguimmo qualche settimana dopo. Io poi ho vissuto sempre a Trieste, anche se per molto tempo ho dovuto sopportare pregiudizi e insulti, gente che mi urlava contro. Tuttavia molti istriani italiani hanno subìto di peggio, mi ricordo bene di un treno italiano usato per il bestiame dove molti esuli vennero caricati. Queste persone vennero portate fino al campo profughi di La Spezia senza poter mangiare, accusati di essere fascisti. A 24 anni tornai a Orsera per la prima volta, ancora oggi la considero casa mia, nonostante tutto l’ho sempre nel cuore. Ai ragazzi vorrei lasciare il messaggio che il nostro attaccamento all’Italia non è nazionalismo ma sentirsi legati alla patria, alla comunità. Io dovetti scappare per sentirmi libera, ora voi siete tutti nati liberi, bisogna sempre ricordarsi che non è scontato".

Anche il sindaco Andrea Furegato ha parlato agli studenti: "Il Giorno del ricordo è una ricorrenza particolare, abbiamo sentito l’inno italiano e l’inno europeo perché si racconta della complessa vicenda del confine orientale italiano, una storia tormentata di convivenze europee complesse con vittime italiane. Ma oggi c’è totale pace e convivenza tra questi popoli, un traguardo raggiunto. Il compito nostro, di cittadini e istituzioni, è impedire che si facciano passi indietro". Il prefetto Enrico Roccatagliata ha sottolineato come "tra questi popoli oggi non c’è più inimicizia ma anzi un legame forte, rinsaldato ogni anno".

Luca Pacchiarini