MARIO BORRA
Cronaca

Frecciarossa deragliato a Livraga: morti i due macchinisti. Chieste tre condanne

La Procura di Lodi imputa responsabilità a due operai e a un formatore. I tecnici installarono un attuatore difettoso per un errore di cablaggio

Il treno deragliato a Livraga

Il treno deragliato a Livraga

Lodi - Sono state richieste pene per un totale di dieci anni per i tre imputati, due tecnici e il capo dell’unità manutentiva di Rfi, che hanno chiesto, ed ottenuto, il rito abbreviato e che, secondo l’accusa, avrebbero una parte di responsabilità del disastro del treno Frecciarossa 1000 Milano-Salerno, deragliato all’alba del 6 febbraio del 2020 all’altezza di Livraga mentre stava percorrendo la tratta a quasi 300 chilometri orari.

In quell’incidente, morirono i due macchinisti, Giuseppe Cicciù, 51 anni di Cologno Monzese e Mario Dicuonzo, 59 anni, di Pioltello mentre rimasero ferite una decina di persone tra viaggiatori e personale di bordo. Ieri mattina, in Tribunale a Lodi, il Pm Domenico Chiaro, il procuratore da poco trasferito a Brescia, ha formulato la sua tesi accusatoria chiedendo per un 41enne addetto tre anni e quattro mesi di reclusione, per un altro operaio 34enne tre anni e sei di carcere mentre per il 46enne capo dell’unità manutentiva tre anni.

I due tecnici installarono, poche ore prima dell’incidente, all’altezza dello scambio numero cinque, lungo la linea ad alta velocità, a Livraga, un attuatore, prodotto dalla ditta Alstom, risultato difettoso per un errore di cablaggio interno con la conseguenza che un deviatoio dello scambio non era nella posizione corretta al momento del passaggio del convoglio. Per due dei tre lavoratori è stato applicato il rito abbreviato condizionato con la presentazione di una integrazione probatoria mentre per il terzo si è trattata di rito abbreviato semplice.

Ora, il 3 aprile prossimo toccherà alle arringhe degli avvocati difensori che promettono battaglia mentre successivamente il giudice prenderà la decisione finale. In aula, come sempre dall’inizio del processo, c’erano i parenti del macchinista DiCuonzo e, per la prima volta, anche la vedova dell’altro conducente del convoglio, Cicciù.

Per i familiari delle vittime, resta come unico obiettivo la ricerca di una verità processuale e il conseguente riconoscimento della loro dignità come lavoratori. Tra una settimana, invece, per una decina tra funzionari, tecnici e dirigenti di Rfi e Alstom riprenderà l’udienza preliminare con gli interrogatori già calendarizzati in tre tranche differenti.