Esame Pet, stop alle lunghe liste d’attesa: ora Piacenza apre ai lodigiani

In poco tempo e con un ticket di soli 36 euro è possibile fare accertamenti con un macchinario di ultima generazione, all’avanguardia in Europa

L'esecuzione dell'esame nel Piacentino è garantita in breve tempo

L'esecuzione dell'esame nel Piacentino è garantita in breve tempo

Lunghe liste di attesa per eseguire l’esame Pet? Ora i lodigiani potranno appoggiarsi anche all’Emilia Romagna. Il servizio è stato infatti aperto anche ai pazienti non ospedalieri e l’interessamento dal territorio confinante sembra essere in crescita.

L’innovativa strumentazione, la prima in Europa nel suo genere, posizionata su un mezzo mobile, è stata installata all’esterno dell’ospedale di Piacenza, davanti al Polichirurgico e garantisce un’ottima qualità delle immagini ottenute, rilevando anche lesioni di piccole dimensioni, con un impiego minimo di radiofarmaco. E questa nuova opportunità diagnostica sta creando un certo interesse, tra i cittadini lombardi. La PET/TC tomografia a emissione di positroni, attiva dal novembre dell’anno scorso all’Usl di Piacenza, sfrutta una tecnologia di ultima generazione completamente digitale.

Per fruire della pet piacentina l’attesa è molto breve e il costo contenuto della prestazione (36 euro di ticket). Medici di famiglia e pediatri lombardi hanno la possibilità di avviare le procedure per la prenotazione dell’esame PET/TC tomografia a emissione di positroni all’Azienda Usl di Piacenza: basta affiancare alla richiesta, la documentazione di accompagnamento scaricabile nella sezione modulistica della Medicina nucleare sul sito aziendale attentamente compilata dal professionista stesso. Il paziente potrà poi consegnare i documenti sanitari in reparto o inviarli alla email medicinanucleare@ausl.pc.it. Il reparto valuta la documentazione e contatta il paziente per fissare l’appuntamento. Ora l’azienda ospedaliera piacentina fa il punto della situazione: “Ad oggi abbiamo eseguito il test su una ventina di pazienti lodigiani, che aumenteranno, perché, per esempio, per rimanere all'ambito della Medicina nucleare, con le scintigrafie (soprattutto cardiache), sono davvero tanti i pazienti di Lodi e certamente sfrutteranno la nuova opportunità. Inizialmente abbiamo limitato questa possibilità ai pazienti interni all'ospedale, poi abbiamo aperto all'esterno da poche settimane”. Nei primi mesi di attività, tra romagnoli e lombardi, sono già state eseguite poco meno di 500 valutazioni, numeri da record che si affiancano agli altrettanto meritevoli dati in tema di attesa dalla richiesta all’esecuzione dell’esame e i tempi di refertazione: solo 10 giorni dalla richiesta all’appuntamento e solo 48 ore per la refertazione.

“Un obiettivo importante – commenta Massimiliano Casali, direttore di Medicina nucleare – e un punto di orgoglio per me, per il team e per e per l’Azienda Usl di Piacenza che ha creduto e supportato questo progetto. Prima dell’introduzione di questa tecnologia nel nostro presidio ospedaliero erano circa 1200 i piacentini che ogni anno eseguivano tali prestazioni fuori provincia, oggi non solo siamo in grado di dare riposta ai nostro pazienti, ma anche di aprire questo importante servizio a cittadini di altre provincie e regioni, come polo attrattivo anche per la mobilità attiva di utenti in altre realtà non trovano la medesima tecnologia o tempi di esecuzione più lunghi”. “Si tratta di uno strumento ulteriore che siamo orgogliosi di offrire ai cittadini” conclude il dottor Casali. “Il modello di PET digitale attivo a Piacenza – ricorda il professionista – è uno tra i più recenti e il primo a livello europeo installato su mezzo mobile. È uno strumento fondamentale, in particolare in campo oncologico, per l’elevata qualità di immagini fornite e la possibilità di condividere nel sistema aziendale gli studi PET/CT, favorendo il lavoro dei gruppi multidisciplinari e il confronto quotidiano tra gli specialisti richiedenti ed il team di Medicina nucleare”.

“Rispetto a uno strumento analogico - continua Casali – il sistema digitale permette, grazie alla sua superiore sensibilità e alla migliore qualità delle immagini ottenute, di rilevare in modo accurato anche lesioni di piccole dimensioni. La dose di radiofarmaco somministrata al paziente, inoltre, è più bassa, con conseguente minore esposizione alle radiazioni anche per il personale sanitario, nonché tempi di scansione più brevi, con riduzione della durata dell’esame”. Il primario mi dice che non è facilissimo, perché abbiamo un codice in generale che identifica la Lombardia. Paola Arensi