Danneggiato il simbolo contro i femminicidi: "È stata solo una ragazzata"

La sindaca esclude altre ricostruzioni. Condanna di Snoq

Danneggiato il simbolo contro i femminicidi: "È stata solo una ragazzata"
Danneggiato il simbolo contro i femminicidi: "È stata solo una ragazzata"

"È un atto non giustificabile ma rientra nella ragazzate, nei festeggiamenti che sono andati oltre ai limiti". Così la sindaca di Borgo San Giovanni, Moira Rebughini, riflette a proposito del danneggiamento dell’albero, a forma di busto di donna, simbolo in paese della lotta contro la violenza sulle donne e realizzato dalle volontarie di Borgo, come una sorta di decorazione natalizia della piazza. Nella notte di Capodanno ignoti hanno compiuto rovinato il piccolo albero di Natale messo vicino alla panchina rossa, arrecando altri danni anche alla casetta dei libri a fianco. "Sono stati messi dei petardi sotto al busto – continua la sindaca –, il busto di donna ha una gonna di aghi di pino, come un albero di Natale e i petardi sono stati messi sotto la gonna. Io la chiamerei una ragazzata, non una presa di posizione contro la battaglia di lotta alla violenza sulle donne, anche perché l’albero e la panchina sono lì da molto e se avessero voluto danneggiarli lo avrebbero fatto prima. Di grave non è successo niente, le volontarie stanno già riparando l’albero, la casetta è stata danneggiata ma nulla di che". "Le immagini delle telecamere – conclude – sono state visionate ma non si capisce molto, si vedono delle persone in cappotto scuro circondate da fumo, ma potrebbe essere chiunque. Alcuni su facebook hanno scritto di aver riconosciuto chi è stato; tuttavia, nessuno ha denunciato o è venuto qui in Comune a farlo sapere. Io potrei sollecitare, o farlo presente alle famiglie se si tratta di minorenni. Sta di fatto che qui nessuno si è presentato e poi, ribadisco, la considero più un atto legato al Capodanno".

"Quanto accaduto è più che deplorevole – è il commento dell’associazione Snoq (Se non ora quando) –. Non facciamo l’errore di giudicare i ragazzi nella loro persona ma fermiamoci su cosa hanno fatto. Chiediamo perchè dei giovani si perdono sino a non avere freni. E quali sono anche le nostre responsabilità. Soli, lasciati a se stessi senza risposte a tutte quelle esigenze di adolescenti che tutti noi ricordiamo benissimo aver avuto. Quello che è accaduto è un segnale da non trascurare, è una richiesta di aiuto a cui dare risposte concrete". L.P.