Artigiani nel Lodigiano, fase delicata: "Territorio fermo. Dobbiamo attrarre nuovi investimenti"

Il segretario Sangalli: puntare sulle agevolazioni burocratiche. Noi abbiamo bisogno di più credito e manodopera qualificata.

Mauro Sangalli
Mauro Sangalli

Le imprese artigiane, attive nel Lodigiano, alla fine del terzo trimestre dello scorso anno erano 4.913 su un totale di 14.068 imprese. Nel 2019, prima del Covid, erano 4.870 su un totale di 14.509 realtà imprenditoriali attive e nel 2008, all’inizio della crisi finanziaria, erano 6.338 su un totale di 15.018. Mauro Sangalli, 55 anni, è segretario dell’Unione Artigiani di Lodi dal 2000.

Segretario, come commenta questi dati?

"Dall’inizio della crisi finanziaria e poi economica del 2008 abbiamo perso, tra nascite e cessazioni 1.425 imprese artigiane nella provincia di Lodi. Il comparto rappresenta ancora oggi circa il 35% del sistema economico lodigiano. La costante emorragia delle imprese dall’inizio di questa lunga crisi che oramai ci accompagna da oltre 15 anni, è in parte diminuita negli ultimi anni andando a stabilizzarsi. Dobbiamo però attendere i dati di fine anno per capire se cè un timido segnale di controdenza rispetto all’anno precedente. La situazione poteva essere molto peggiore, visti i numerosi “tsunami” abbattutisi in questi anni sulle imprese. Alla luce di tutto questo, mi sento di fare un forte plauso agli imprenditori che hanno dimostrato di saper resistere, salvaguardando l’occupazione, mettendo in campo anche risorse personali, evidenziando la propria responsabilità sociale all’interno della propria comunità".

Quali sono state le difficoltà maggiori che gli associati dell’Unione vi hanno esposto nel 2023?

"Da un sondaggio condotto tra i nostri associati le maggiori difficoltà del 2023 da loro evidenziate sono state: aumento e difficoltà nel reperire le materie prime, il caro energia, ma soprattutto l’aumento dei tassi di interesse e una maggiore stretta creditizia e la difficoltà a reperire manodopera adeguata".

Quali le prospettive e speranze per il 2024?

"Le prospettive per l’economia italiana nel 2024 ereditano dall’anno precedente il prolungamento della guerra in Ucraina e l’escalation del conflitto in Medio Oriente, la frenata del commercio internazionale, un aumento dei tassi di interesse senza precedenti, le politiche economiche deflazionistiche senza dimenticare la peggiore performance della manifattura europea in mondo particolare in Germania. Nel corso dell’autunno si sono dimezzate le previsioni di crescita per il 2024 dell’economia italiana ad un modestissimo +0,6%. Tutto questo ci invita ad una grande cautela, stiamo giocando una partita delicata. Il secondo tempo di questa partita non sarà facile, quello che mi preoccupa maggiormente è il permanere dell’insicurezza da parte degli imprenditori per il futuro, anche se alcune aspettative paiono migliorare in qualche settore. Per vincere questa complessa partita occorre continuare ad investire per la salute e la vitalità dell’ecosistema economico lombardo che ha dimostrato, indipendentemente della classe dimensionale, di preservare le catene del valore all’interno delle proprie comunità e territori. E’ più rilevante che le nostre imprese possano contare sul sistema pubblico-privato che le sostenga e le valorizzi. Su questo aspetto, lo strumento delle filiere produttive, messo in campo dall’Assessorato allo Sviluppo Economico, può rispondere compiutamente, in quanto valorizza e rafforza la competitività del modello lombardo, fortemente interconnesso con il territorio, favorendo la capacità di innovare, di digitalizzare, di sviluppare il capitale umano e di favorire progetti di transizione sostenibile.

Il territorio lodigiano dal punto di vista imprenditoriale appare fermo. Cosa ci vorrebbe dal vostro punto di vista per imprimere una svolta?

"Per lo sviluppo del territorio lodigiano diventa fondamentale oggi, creare un ambiente favorevole al sistema economico e sociale locale, mettendo in campo azioni e strategie, affinché le aziende possano contribuire al tessuto produttivo locale, operando a stretto contatto con le istituzioni e le comunità locali. È nel nuovo piano territoriale, che sarà licenziato quest’anno, che occorrerà porre le basi per attrarre nuovi investimenti. Diventerà fondamentale superare la logica dei campanili degli ultimi anni al fine di creare le condizioni di una crescita coordinata e ordinata del nostro territorio. Occorre fare un salto di qualità e di solidarietà. Bisogna puntare non solo sulle leve di natura economica, ma soprattutto su agevolazioni di natura burocratica. Tutto questo dovrà essere da supporto al nuovo Accordo quadro di sviluppo territoriale della provincia di Lodi in capo alla Regione Lombardia. Si tratta, a mio avviso, di una sfida decisiva per il futuro del nostro territorio, che non cresce da oltre 15 anni come certificato dal Politecnico di Milano incaricato dalla Provincia di Lodi a seguire la revisione del Piano territoriale comprensoriale del 2005. È un treno che passa occorre salirci e al più presto".