I capannoni della Franco Tosi
I capannoni della Franco Tosi

Legnano (Milano), 7 luglio 2018 - Siano ora il nuovo ministero dello Sviluppo economico e il nuovo ministro, Luigi Di Maio, a prendere in mano la situazione e a provare a risolvere la vicenda della Franco Tosi, dimostrando la volontà di intervenire nello sviluppo delle aziende: nella trattativa per la storica azienda legnanese, dove pare d’essere tornati indietro di mesi dopo l’ennesimo «no» alla proposta economica della proprietà per l’acquisto dell’area. È questo l’appello dei sindacati, anche loro spiazzati dalla svolta in negativo nella trattativa, giunta inattesa dopo il confronto di qualche mese fa. Christian Gambarelli, segretario generale della Fim Cisl di Milano, scommette sulla buona fede dell’imprenditore che sta gestendo la Franco Tosi, Alberto Presezzi, e si aggiunge al lotto di quanti in questi giorni hanno identificato nella figura del commissario straordinario, Andrea Lolli, “l’ostacolo” a una soluzione in tempi abbreviati della vicenda.

"Aspettiamo l’ufficializzazione e abbiamo avanzato la richiesta di incontro urgente all’azienda e poi anche al commissario straordinario Andrea Lolli - spiega -. Vogliamo essere equilibrati in questo momento delicato, ma avendo seguito la vicenda possiamo dire che Presezzi si è comportato da imprenditore vero, in tutti i passi che ha fatto. Il fatto che si sia anche reso disponibile a iniziare la contrattazione di secondo livello dimostra la sua disponibilità a parlare di lavoro, di sviluppo futuro. Presezzi ha dunque mantenuto la parola data, mentre dall’altra parte abbiamo il commissario Lolli che avrà tutte le sue ragioni tecnico burocratiche, ma che rischia di inceppare tutto il meccanismo. Se andiamo avanti così l’azienda forse continuerà, ma da un’altra parte".

"Il continuo temporeggiare e l’assenza di potenziali investimenti mette a rischio l’azienda - prosegue -. Se il ministro Di Maio crede nel lavoro che fa, si occupi dunque in prima persona di questa vicenda e venga a Legnano per dimostrare il suo interesse». Mirco Rota, Fiom Cgil, punta il dito contro il ministero, attendendo di vedere, nel rispetto delle regole, un possibile intervento che possa salvare la situazione evitando la catastrofe certa.

"Per noi le preoccupazioni sono aumentate di parecchio - spiega -. L’offerta sembrava perfettamente in linea con la discussione fatta al Mise e pareva davvero che l’equilibrio fosse stato trovato. Con molto, ma molto ritardo è invece arrivato un no pronunciato con nonchalanche dal commissario, quasi ignorando la posta in gioco. Questo non è il comportamento di un ministero che salva le aziende: con questi tempi prolungati e con queste procedure si rischia solo di fare male alle aziende. In questa situazione di incertezza e instabilità Presezzi non potrà fare investimenti e questo per noi è gravissimo. Cosa fare ora? Vogliamo cercare di capire con il ministero cosa sta succedendo perché è inutile fare provvedimenti anti delocalizzazione quando poi in concreto non si danno risposte alle aziende che, invece, sul territorio vogliono rimanere".