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31 mar 2022

Omicidio Carol Maltesi, il gip: "Uccisa perché voleva andare via"

Davide Fontana "non poteva accettare di vivere senza la ragazza", secondo quanto emerge nell'ordinanza di convalida del fermo 

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Carol Maltesi e Davide Fontana
Carol Maltesi e Davide Fontana
Carol Maltesi e Davide Fontana

Carol Maltesi, la 26enne italo-olandese, ex commessa e attrice hard con il nome d’arte di Charlotte Angie, voleva tornare nel Veronese ed accudire suo figlio. Sarebbe stata la paura dell'abbandono ad armare la mano di Davide Fontana, bancario e food blogger di 43 anni, in carcere con l'accusa di aver ammazzato e fatto a pezzi la giovane madre. E' quanto emerge nel documento di convalida del fermo firmato dal gip di Brescia Angela Corvi. "Pure acconsentendo a che la Maltesi, di cui si è rappresentato follemente innamorato, intrattenesse relazioni anche con uomini diversi, non poteva assolutamente accettare che se ne andasse lontano, abbandonandolo; e così, le toglieva barbaramente la vita, durante un gioco erotico che avevano concordato, approfittando della evidentemente incondizionata fiducia che la giovane riponeva in lui - tanto da farsi legare, imbavagliare ed incappucciare, rendendosi inerme nelle sue mani", si legge nel provvedimento.

Omicidio Carol Maltesi: c'è il movente

La vittima avrebbe infatti confidato a Fontana (con cui aveva avuto una breve relazione) di voler cambiare città tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022. E' stato lo stesso indagato a confessare "il movente passionale del delitto, commesso per evitare che la ragazza seguisse il suo destino, lontana da lui", scrive il gip. Il giudice spiega inoltre che Fontana ha ucciso "una giovanissima donna, madre di un bimbo ancora in tenera età, 'colpevole' soltanto di volere seguire i propri progetti ed aspirazioni lontano dall'indagato".

Davide Fontana resta in carcere: "pericolo di fuga"

 Lo ha deciso il gip di Brescia Angela Corvi sottolineando come "per oltre due mesi, l'indagato escogitava, preparava ed attuava una complessa strategia per occultare l'orrendo delitto commesso, fare sparire il corpo e così definitivamente sottrarsi da qualsiasi responsabilità". In questo senso, spiega nel provvedimento di convalida, "si procurava gli arnesi per fare a pezzi il  cadavere, un congelatore per conservarlo senza destare sospetti, affittava una casa isolata per fare sparire ogni traccia della ragazza, compiva una serie di sopralluoghi funzionali ai suoi scopi, si fingeva Carol al cellulare e compiva ogni possibile azione per simulare la sua esistenza in vita (compreso pagarle le bollette di casa e intrattenere via messaggio i suoi clienti)". Si tratta di azioni che, a dire del gip di Brescia "mostrano in maniera assolutamente lampante la ferma, pervicace, inamovibile volontà dell'indagato di evitare le conseguenze delle sue gravissime azioni e che dimostrano la sussistenza di un evidentissimo rischio di fuga". La possibilità di darsi alla macchia è ritenuta "altamente verosimile" e il pericolo di inquinamento probatorio "non può oggi  ritenersi venuto meno" visto che non è ancora possibile escludere il coinvolgimento di altre persone che potrebbero averlo aiutato a liberarsi del corpo.

Il gip: rischio recidiva

Ma c'è di più. Per il gip ci sarebbe anche il pericolo di recidiva, come si legge nell'ordinanza: "Davvero macroscopico appare il pericolo di recidiva specifica, avuto riguardo alla inusitata gravità oggettiva e soggettiva dei fatti addebitati al Fontana, nonché alle sue modalità realizzative, denotanti indomita ferocia ed estrema pericolosità di un soggetto che durante una situazione di completo 'abbandono' della vittima, che si fidava ciecamente del suo ex compagno ed intimo amico, la uccideva barbaramente, colpendola più volte con bestiale violenza, per poi tagliarle la gola; così privando della vita - con modalità che poco o nulla hanno di compassionevole - una giovanissima donna, madre di un bimbo ancora in tenera età, 'colpevole' soltanto di volere seguire i propri progetti ed aspirazioni lontano dall'indagato", scrive il gip."La totale mancanza di ogni senso di umana compassione traspare limpidamente dalla complessiva condotta volta a distruggere il cadavere della Maltesi, che il Fontana sezionava, bruciava e sfigurava, mosso esclusivamente dalla finalità di salvare sé stesso, così facendo scempio dei resti della donna, cui pure ancora oggi afferma di avere tenuto sopra ogni cosa". Da ultimo, "l'assenza di qualsiasi scrupolo morale" trova dimostrazione nel fatto che, negli stessi giorni in cui si trovava a Vararo, "all'unico scopo di disfarsi della sua vittima, trovava il tempo di 'recensire' l'abitazione in cui era ospitato, definendolo 'luogo magico immerso nella natura per trascorrere del tempo in totale relax .. pieno di dettagli di ottimo gusto per vivere (un) soggiorno di qualità'".

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