Free City Bike, il tappetino magico che salva la vita ai ciclisti

Dall’incidente di un compagno di scuola, l’idea di quattro studenti dell’Isis Bernocchi di Legnano per rendere più sicure le piste ciclabili

I quattro studenti con il professore che ha curato il progetto e la dirigente scolastica

I quattro studenti con il professore che ha curato il progetto e la dirigente scolastica

Legnano (Milano) - L’idea è nata in seguito all’incidente di un compagno, colpito da un’automobile mentre veniva a scuola in bicicletta: per questo motivo abbiamo pensato di sviluppare un progetto che aiutasse a risolvere il problema e avesse un risvolto sociale".

Quattro studenti dell’Isis Bernocchi di Legnano, nel Milanese, colpiti dalla disavventura di uno di loro in pieno centro, fra corso Italia e via Da Giussano, si sono inventati ‘Free City Bike’, un sistema salvavita dedicato ai ciclisti che solo pochi giorni fa è stato scelto dalla Fast (Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche) per partecipare a Expo sciences Belgio a Bruxelles. A pensare il congegno e metterlo a punto sono stati Filippo Cena, Luca Lazzaroni, Samuele Lodigiani e Alessandro Verrastro, studenti della classe Quinta D dell’indirizzo Informatica e Telecomunicazioni, che hanno sviluppato il progetto sotto la direzione di Francesco Lauricella, docente di laboratorio di Telecomunicazioni.

Dopo aver passato una prima fase di valutazione, basata sulla presentazione di una relazione del progetto, il team ha portato un prototipo funzionante alla manifestazione italiana per il 35° concorso dell’Unione europea dei giovani scienziati, tenutasi a Milano nella sede della Fast lo scorso 18 marzo, e qui ha conquistato un posto per l’Expo di Bruxelles nel 2025.

“Free City Bike è costituito da un sistema di rilevazione e da un’unità di visualizzazione da installare agli incroci, per gli automobilisti: quando una bici è nei paraggi, un semaforo si accende segnalandone la presenza – spiegano i quattro studenti –. Non volevamo usare i classici sensori di rilevazione: abbiamo dunque deciso di sfruttare un metodo diverso, la “risonanza della mutua induzione tra due bobine“. Una è collegata a un generatore di segnale regolato a una particolare frequenza e l’altra è collegata ad un circuito amplificatore. La bobina collegata al generatore si comporta come un piccolo trasmettitore e, al passaggio della bici, parte dell’energia elettromagnetica irradiata viene trasferita alla bobina ricevente. Il segnale captato viene amplificato e inviato a una unità a microprocessore, il quale controlla qualche parametro del segnale e infine, se tutto è nella norma, fa lampeggiare il semaforo".

In sostanza il particolare ‘tappetino’ che rileva il passaggio delle biciclette va installato qualche centimetro sotto l’asfalto - oppure usando coperture di gomma rigida - a una decina di metri dall’incrocio identificato come pericoloso e dal semaforo dedicato che chiude il sistema: "Il nostro obiettivo, dopo aver realizzato questo prototipo – conclude Lauricella, il docente dell’Isis Bernocchi che ha indirizzato il team di studenti –, è vedere il sistema in funzione nelle strade, a partire da quelle del nostro comune. Free City Bike è pronto: se qualche azienda volesse produrlo, offriamo la nostra consulenza tecnica per realizzarlo".