Paolo Viganò, primario del reparto di malattie infettive di Legnano
Paolo Viganò, primario del reparto di malattie infettive di Legnano

Legnano, 27 ottobre 2020 - Cresce il numero dei pazienti che vengono ricoverati negli ospedali per l’infezione da Covid 19. Negli ultimi dieci giorni c’è stata una crescita esponenziale che ha riportato la necessità di riaprire e destinare loro i reparti che erano già stati utilizzati la scorsa primavera. Ma questo comporta dei rischi per la sanità nel suo complesso. Ne ha parlato l’infettivologo Paolo Viganò, primario di Malattie Infettive all’ospedale di Legnano, in un collegamento con Alberto Rossi, sindaco di Seregno, città dove risiede Viganò.

«Dobbiamo affrontare questa nuova emergenza tenendo comunque aperto tutto l’altro canale sanitario per le patologie differenti dal Covid che continuano ad esserci. A marzo e aprile le persone avevano paura ad uscire e neanche venivano al Pronto soccorso per patologie diverse dalla Sars Cov2. L’ospedale era deserto. Solo malati nelle camerette. Nessuno in giro". Viganò sostiene che non si debba tornare a quel periodo. "Non possiamo ripiombare in una nuova chiusura totale, non possiamo chiudere le scuole, non possiamo chiudere la sanità. La vita deve continuare". "Dobbiamo garantire servizi sanitari in una situazione attiva, non di chiusura come è stato in passato, e di questo ne è convinta anche la Regione".

Viganò sostiene che le Rianimazioni, in via di riempimento da pazienti Covid, nelle prossime settimane dovranno essere svuotate. "I pazienti delle Terapie Intensive devono andare all’ospedale che verrà riaperto in Fiera a Milano così che le Rianimazioni tornino ad essere disponibili per le attività di diagnosi e cura". "In questo modo possiamo tenere aperte le Cardiochirurgie, le Neurochirurgie e tutte le altre attività che comportano la necessità eventuale di una Rianimazione". Non sovraccaricando gli ospedali territoriali c’è anche la possibilità di garantire una miglior cura ai malati Sars Cov2. "In questi mesi abbiamo acquisito capacità e competenze per affrontare la malattia, anche con dei farmaci. Ricoveriamo pazienti meno gravi rispetto a marzo, in tempi più rapidi, conosciamo meglio le terapie".

I dati attuali stanno sorprendendo lo stesso Viganò. "Io prevedevo una seconda ondata ma verso dicembre e con numeri di contagi più contenuti. Invece si vede che in estate il virus è dilagato e adesso sta venendo fuori in tutta la sua aggressività. Certo se restiamo in trincea non accade nulla ma dobbiamo vivere e non morire di inedia". Viganò sottolinea un problema di organici. "Aprire l’ospedale in Fiera vuol dire dirottare là anche alcuni operatori da Legnano e Magenta, e anche infermieri esperti in terapie intensive. Siamo in carenza di personale e non aspettiamoci che arrivi gente da altri Paesi".

Ma anche l’importanza di una sanità territoriale efficiente. "I problemi non si risolvono mandando gente in Rianimazione. Si risolvono sulla tempestiva diagnosi e sulla precoce terapia". "Il paziente va visto e valutato dal medico, che deve capire se è affetto da un semplice raffreddore o da una patologia differente. Il tampone? Dice solo se in quell’istante una persona ha o meno pezzi di virus in gola o nel naso. Tracciare i contatti andava bene a luglio. Adesso non serve più a nulla. Le persone devono capire che se hanno la tosse o la febbre si devono mettere in casa tranquilli in auto-quarantena". Serve restare in casa il più possibile, soprattutto le persone a rischio? "Dobbiamo vivere – ripete Viganò –. Gli anziani, ad esempio, hanno bisogno di uscire, di socializzare, altrimenti vanno in depressione. Bisogna proteggerli non isolarli".