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23 gen 2022

Cerro Maggiore, bruciato nell’ex Brenta: un omicidio commesso altrove

Le fiamme non sono bastate a nascondere barba e capelli bianchi. L’uomo senza volto è stato probabilmente ucciso con diversi colpi alla testa

paolo girotti
Cronaca
Indagano i carabinieri della Compagnia di Legnano e del Comando provinciale
Indagano i carabinieri della Compagnia di Legnano e del Comando provinciale

Cerro Maggiore (Milano) - Senza volto, letteralmente cancellato dalle fiamme, probabilmente ucciso altrove con numerosi colpi sferrati alla testa e ancora senza un nome: si infittisce il giallo intorno all’omicidio dell'uomo trovato venerdì parzialmente bruciato dalle fiamme nell’area dismessa ex Brenta. Dopo che l’autopsia effettuata sabato ha confermato l’omicidio, si attendono ora gli accertamenti tecnici e biologici, le verifiche del Dna e il confronto con la banca dati delle forze dell’ordine, oltre che l’incrocio con i nominativi delle persone scomparse, per provare a dare un nome all’uomo assassinato. 

Le indagini affidate alla Procura di Busto Arsizio e condotte dai carabinieri della Compagnia di Legnano e del Comando provinciale proseguono tra elementi ormai certi e supposizioni. L’autopsia avrebbe rivelato i segni di violenti colpi al cranio, probabilmente la causa della morte, avvenuta in un altro luogo. Difficile comprendere quale sia stato l’oggetto con cui i colpi sono stati inferti. Il corpo sarebbe stato dunque trasportato sino all’area dismessa cerrese e qui, dopo essere stato appoggiato a un muro di uno dei capannoni abbandonati, bruciato in maniera piuttosto frettolosa, dalla cintola in su. 

Tanto è bastato per rendere irriconoscibile il volto dell’uomo, anche se pare che siano state trovate tracce di barba e capelli bianchi, probabile testimonianza di un’età avanzata. L’autopsia avrebbe inoltre rivelato tracce di plastica fusa sul volto della vittima: se la causa del decesso non è il soffocamento, ma sono stati i danni inferti dai violenti colpi alla testa, è possibile che il corpo sia stato trasportato in un sacco di plastica e poi dato alle fiamme senza essere estratto dall’involucro, forse utilizzato per nascondere il corpo durante il trasferimento dal luogo dell’uccisione. Come noto sin dal primo momento, vicino al corpo dell’uomo non è stato ritrovato alcun flacone o traccia di contenitori con liquido infiammabile, elemento che ha fatto escludere l’ipotesi di un suicidio. 

Tra gli elementi di cui si è parlato ci sarebbe anche un video girato solo pochi giorni fa da un residente con cui vengono segnalate, in una comunicazione privata, fiamme all’interno dell’area dismessa. Se fosse confermato ed esistesse un legame con l’omicidio, sarebbe fondamentale per datare l’evento. Un delitto della criminalità organizzata? Se l’intento era quello di non far ritrovare il corpo, appare quanto meno strano che la scelta sia ricaduta su un’area certo dismessa, isolata, ma frequentata da tossici, writer e, come dimostrato dagli eventi, rapper in cerca di una location a effetto per i propri video. Il corpo è stato ritrovato venerdì dai tre ragazzi entrati nell’area per girare il videoclip, ma se non da loro, il cadavere sarebbe stato comunque ben presto rintracciato da altri. Più che un atto costruito a tavolino, dunque, l’omicidio sembrerebbe avere più la dimensione di una situazione sfuggita di mano.
 

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