Robbiate, la casa dell'omicidio
Robbiate, la casa dell'omicidio

Robbiate, 28 dicembre 2018 - L'ha colpita almeno tre volte con altrettante martellate in testa, con una violenza tale da sfondarle il cranio e ammazzarla all’istante, senza lasciarle nemmeno il tempo di accorgersi di quanto stesse accadendo, tanto meno di provare a difendersi, sempre che avrebbe potuto qualcosa per sottrarsi alla furia omicida. Probabilmente l’89enne Luigia Mauri è stata sorpresa e uccisa dal figlio 65enne Marco Olginati nel sonno nel suo letto in camera propria, verosimilmente tra la notte e l’alba di Natale, intorno alle 7 di mattina del 25 dicembre. E' quanto emerso sia dai primi sopralluoghi sulla scena del crimine, nell’appartamento al secondo piano di un condominio residenziale di via Enrico Fermi a Robbiate dove madre e figlio abitavano insieme, sia dai primi riscontri dell’autopsia eseguita ieri pomeriggio dall’anatomopatologo Paolo Tricomi su mandato del sostituto procuratore Andrea Figoni, il pm incaricato del caso.

La vittima infatti è stata rinvenuta supina e composta, come se stesse dormendo, se non fosse per la faccia martoriata e sfigurata. Oltre alle coperte, alle lenzuola e al materasso imbrattati di sangue, la stanza non era neppure troppo sporca, a parte qualche traccia ematica sul pavimento e su una parete, tutti segni che lasciano presupporre appunto che non ci sia stato alcuna reazione da parte dell’invalida. Le lesioni riscontrate sul volto e il capo dell’anziana sono inoltre compatibili con il martello rinvenuto tra le mani del’uomo che ha tentato poi di uccidersi a sua volta impiccandosi con una catena ad un termosifone dopo essersi ubriacato. Su chi sia il colpevole non sussistono dunque dubbi, come non sussistono sulla dinamica del delitto e sull’arma utilizzata, mentre il movente al momento non è chiaro, ammesso e non concesso che possa sussistere una motivazione per l’assassinio di un genitore. I carabinieri hanno trovato e sequestrato i diari del professore in pensione in cui lui denuncia i continui e ripetuti maltrattamenti e le umiliazioni subiti fin da piccolo dalla madre e anche dal padre prima che quest’ultimo morisse e li lasciasse soli.

«Non avevamo certo sentore che la situazione potesse degenerare, altrimenti saremmo sicuramente intervenuti – spiega il sindaco Daniele Villa -. Tramite le assistenti sociali come Amministrazione comunale seguivamo soprattutto la madre e pure il padre prima che mancasse per alleviare però pure l’impegno del figlio, con il quale avevamo intenzione di confrontarci subito dopo le feste per spiegargli che la soluzione migliore per lui e sua mamma sarebbe stata il ricovero di lei in una casa di riposo». Purtroppo non c’è stato il tempo per parlargli e adesso non c’è neanche la necessità: l’89enne è morta e lui è in arresto, per ora piantonato in ospedale e, quando verrà dimesso, in carcere, piuttosto che in una struttura psichiatrica. Al momento il suo avvocato difensore d’ufficio Luisa Bordeaux preferisce non commentare né rilasciare dichiarazioni.