Omicidio di padre Tentorio, il pentito: "Ucciso perché sosteneva i combattenti comunisti"

Undici anni e mezzo fa il delitto nelle Filippine, rimasto praticamente impunito. Il nipote del missionario di Santa Maria Hoè: "Non c’è la volontà di andare sino in fondo alla vicenda"

A destra padre Fausto Tentorio

A destra padre Fausto Tentorio

Santa Maria Hoè (Lecco) - Undici anni e mezzo ma ancora nessun colpevole, un solo killer arrestato, i mandanti e i complici tutti a piede libero. Procede con estrema lentezza il processo per l’omicidio su commissione di padre Fausto Tentorio, il missionario del Pime di 59 anni di Santa Maria Hoè freddato a colpi di pistola la mattina del 17 ottobre 2011 nella sua parrocchia della Madre del perpetuo soccorso di Arakan, provincia di Cotabato, isola di Davao, nel sud delle Filippine, perché aiutava i tribali a non lasciarsi scippare la terra da politici, imprenditori e militari corrotti.

"È un altro caso di giustizia ritardata, anzi di giustizia negata", denuncia padre Peter Geremia, 82 anni, confratello ed erede spirituale di padre Pops, come lo chiamavano i suoi fedeli. L’unico in cella è un ex capovillaggio di 68 anni, un fanatico cristiano finito in carcere dopo mesi di indisturbata libertà, nonostante su di lui pendesse un mandato di cattura. Gli altri sei imputati sono tutti latitanti. Le udienze del processo continuano ad essere rimandate ogni volta a data da destinarsi. Eppure i testimoni oculari non mancano, le prove provate nemmeno. Si conoscono gli esecutori materiali, le modalità dell’assassinio, il movente, chi ha ordinato l’esecuzione, il prezzo della vita, anzi della morte, di padre Fausto, cioè 50mila peso filippini, meno di 900 euro.

C’è anche un pentito che sta collaborando con gli inquirenti: era stato reclutato per occuparsi lui dell’agguato e ha raccontato che padre Pops avrebbe dovuto essere liquidato già due giorni prima. "L’ordine è arrivato dai militari – ha raccontato il collaboratore di giustizia - perché il prete sosteneva i rivoluzionari comunisti del New people’s army". "Nessuno si interessa più alla vicenda – prosegue padre Peter -. I giornalisti del posto non chiedono più nulla".

Il missionario deve misurare le parole, la situazione nelle Filippine per lui e gli altri sacerdoti cattolici che assistono i più poveri è difficile, sono accusati di sostenere i terroristi del Nuovo esercito del popolo. "Non c’è volontà di andare sino in fondo", conferma dall’Italia Andrea Tentorio, nipote di padre Fausto, e presidente di un’associazione in sua memoria per sostenere i progetti che aveva avviato.