Olginate (Lecco), 14 settembre 2020 - «Tuo figlio ha picchiato il mio. E ora ti ammazzo". Lo ha pensato e lo ha anche fatto. A uccidere per difendere l’onore del figlio 25enne massacrato di botte è stato nel primissimo pomeriggio di ieri a Olginate alle porte di Lecco Stefano Valsecchi, Stefanino negli ambienti dei balordi di zona, 48enne del paese che ha premuto ripetutamente il grilletto contro Salvatore De Fazio, 47 anni originario di Belcastro provincia di Catanzaro, da parecchio residente nel Lecchese, morto ancor prima di essere trasferito in ospedale dopo essere stato crivellato in testa da almeno quattro colpi.

Il presunto killer , che è in fuga, gli ha teso un agguato in strada appena fuori casa tra via Albegno e via del Crotto, di fronte al convento di Santa Maria la Vite a ridosso della ex Statale 36. Nel regolamento di conti è finito in mezzo anche Alfredo De Fazio, 50 anni, fratello maggiore della vittima, scampato miracolosamente all’imboscata perché dopo essere stato ferito pure lui è riuscito a scappare e rifugiarsi nell’androne del condomino dove abita. È stato il superstite, che adesso è ricoverato a Varese non in pericolo di vita, a rivelare l’identità del presunto assassino e anche il possibile movente.

I giovani figli della vittima Matteo e Davide di 25 e 23 anni poche ore prima della spedizione avrebbero nuovamente aggredito e picchiato per due volte Michele Valsecchi, 25 anni, figlio del presunto omicida: tra i ragazzi a quanto sembra non correva buon sangue da parecchio, tuttavia pareva che grazie alla mediazione di alcuni amici di famiglia la situazione fosse stata risolta. Invece nella notte tra sabato e domenica l’ennesima rissa ha innescato la vendetta letale. "Stiamo raccogliendo tutti gli elementi per identificare l’autore del delitto e accertare i contorni della vicenda", si limita però a commentare con cautela il colonnello Claudio Arneodo, vicecomandante provinciale dei carabinieri che si sta occupando del caso alla guida dei militari del Reparto operativo di Lecco e del Nucleo operativo della compagnia di Merate.

Quello che all’apparenza pare un regolamento di conti per uno sgarro al proprio figlio compiuto da un pregiudicato per furti e reati minori, potrebbe essere infatti una faida all’interno di un sistema di famiglie legate alla ‘ndrangheta che tra Olginate e la confinante Calolziocorte avevano e hanno ancora le loro roccaforti: i cognomi sussurrati sono quelli dei Parisi e dei De Luca, affiliati al clan dei Trovato che negli anni ‘90 imperversavano dal lago di Como fino all’hinterland milanese.

«Sono scioccato , un omicidio così, in pieno giorno, in strada sotto gli occhi di tutti... – commenta il sindaco Marco Passoni –. Speriamo non ci siano altre ritorsioni". A pochi passi dalla scena del crimine si sono registrati infatti momenti di tensione tra i familiari e gli amici del padre di famiglia ucciso e chi verosimilmente si era fatto garante di una tregua che non ha retto, con minacce di ulteriori rappresaglie. Anche in ospedale all’Alessandro Manzoni di Lecco è stata rafforzata la sorveglianza per evitare che i parenti della vittima, la cui salma è stata ricomposta nella camera mortuaria del nosocomio, possano incrociare quelli del figlio del killer che è ricoverato nello stesso ospedale.