Olgiate Molgora, 19 settembre 2018 - Sciopero a scuola a Olgiate Molgora, ma a incrociare le braccia non sono stati gli insegnanti o i bidelli, sono stati i genitori. Ieri mattina le mamme e i papà dei bambini di una sezione di quarta elementare non hanno accompagnato i loro figli a scuola «in quanto sono impossibilitati a seguire il regolare svolgimento delle lezioni a causa di un ambiente insicuro che non garantisce la loro incolumità», si legge in un comunicato.

Tradotto: un compagno problematico picchia loro e le maestre. Gli episodi sono pressoché quotidiani e tra scolari e docenti già in molti sono finiti in ospedale al Pronto soccorso, l’ultimo solo l’altro giorno. È dalla prima elementare che alunni e insegnanti devono fare i conti con gli improvvisi attacchi d’ira del ragazzino che utilizza penne e compassi come coltelli, scambiare i coetanei per pungiball e devasta il materiale didattico altrui. «Più volte abbiamo esposto la gravità della situazione ai responsabili preposti, tramite lettere, incontri e richieste, senza aver avuto ad oggi un’idonea ed adeguata soluzione», spiegano i genitori.

«Domandiamo nell’immediato un intervento risolutorio e definitivo per la sicurezza e per un sereno percorso didattico dei nostri bambini». Alla singolare forma di protesta hanno aderito in 14 famiglie su 17. «Sia chiaro che nessuno dei genitori, che hanno tutta la mia stima e solidarietà per la pazienza fin qui manifestata, vuole allontanare da scuola il bambino problematico a cui non si possono imputare colpe», precisa il sindaco Giovanni Battista Bernocco. L’obiettivo è quello di proporre percorsi a lui idonei».

«Come Comune, in accordo con i responsabili dell’Istituto comprensivo, abbiamo stanziato, per quanto possibile e rispetto ai nostri bilanci, parecchie risorse per elaborare progetti che tuttavia purtroppo non si sono rivelati sufficienti». Trovare soluzioni si sta rivelando tutt’altro che semplice: l’alunno ha un quoziente intellettivo altissimo, non gli sono stati diagnosticati né certificati disturbi specifici dell’apprendimento che giustificherebbero ulteriori aiuti e le insegnanti di sostegno chiedono di essere trasferite altrove per scampare alla sua violenza. «Per il benessere non si può pretendere che segua i normali programmi e neppure costringerlo sempre in classe – prosegue il primo cittadino -. Si tratta tuttavia di un caso particolare e delicato». A cui però bisognerà trovare una soluzione quanto prima.