Studio su Leonardo: dipinse la Vergine delle rocce nella grotta di Laorca

Il celebre capolavoro del genio del Rinascimento fu ambientato nella cavità sopra Lecco. Magnani: "Riferimenti inconfondibili"

La grotta di Laorca
La grotta di Laorca

Lecco, 3 gennaio 2016 - Leonardo da Vinci, la Vergine delle rocce e la grotta di San Giovanni Battista di Laorca. Paiono gli elementi perfetti per scrivere e ambientare un romanzo in stile Dan Brown. Eppure non si tratta della trama di un thriller. Una delle più famose opere del Genio rinascimentale ritrae proprio una delle suggestive cavità che caratterizzano il versante sotto cui si estende il rione lecchese.

Lo ha scoperto l’esperto Riccardo Magnani, 53 anni, divenuto per passione uno dei più affermati studiosi vinciani, che ha svelato i segreti del dipinto forse più intrigante del talento universale. «Del soggetto, commissionato il 25 aprile 1483, esistono una infinità di riproduzioni – spiega -. E’ sufficiente un rapido confronto per poter constatare come la grotta in cui tutte queste rappresentazioni vengano ambientate sia quella di San Giovanni Battista di Laorca, sopra Lecco».

Il profilo dell’ingresso è il medesimo e si riconoscono le guglie della Val Calolden e della Grigna meridionale, poi ancora il Sasso Cavallo e il Sasso Carbonari al posto del lago che in realtà si dovrebbe scorgere, ma che è stato volutamente sostituito dal paesaggio circostante. «Anche altri particolari, come alcune formazioni calcaree, confermano la mia tesi, insieme alle specie botaniche presenti, quali l’Aquilegia e il Mapello». Del legame e della presenza di Leonardo da Vinci nel territorio lecchese del resto ormai non sussistono più dubbi, lui stesso ha lasciato molte tracce del proprio passaggio nelle sue creazioni.

La Gioconda ne è un esempio: si notano la veduta dell’Adda da Calco a Brivio, il San Martino, la Rocca di Airuno, il ponte Azzone Visconti, il Barro, Mandello, le punte di Olgiasca, Dervio e Bellano, persino la Sperada di spilloni decorati indossata pure da Lucia Mondella dei Promessi sposi. L’Ultima cena all’interno del refettorio di Santa Maria delle Grazie invece è perfettamente allineata con il Resegone. «Non si tratta di elementi casuali, ma di riferimenti cercati, per tracciare nei suoi dipinti una sorta di mappa storica e culturale degli Sforza di Milano e tramandare le conoscenze filosofiche, scientifiche, astronomiche geografiche sino ad allora dimenticate». 

Poi c'è il mistero delle statue. Sembrano levigate e corrose dal tempo e dagli agenti atmosferici, in realtà sono due sagome, anzi due statue o quel che ne resta. Si riesce a scorgerle chiaramente solo dal di fronte e al calar delle tenebre. In particolare nella grotta emerge un volto i cui tratti scolpiti nella pietra rimandano immediatamente a quelli tipici dipinti da Leonardo da Vinci. «Diviene persino legittimo ipotizzare che non solo Leonardo ambienti nella grotta di San Giovanni Battista di Laorca l’intera rappresentazione della Vergine delle rocce – spiega lo studioso lecchese Riccardo Magnani -, ma addirittura la concreta possibilità che vi abbia persino scolpito una statua e che quella statua sia ancora lì ad allietare lo sguardo di chi l’ha saputa riconoscere».

Il corpo della scultura sarebbe quello di una Venere che in braccio in braccio terrebbe un bambino di cui però le intemperie hanno cancellato la silhouette originaria. Se ciò venisse confermato si tratterebbe di una scoperta di portata veramente sensazione sotto ogni aspetto, con ripercussioni artistiche, storiche, culturali, scientifiche, economiche e turistiche. Per ottenere le necessarie certezze tuttavia bisognerebbe eseguire analisi approfondite e delle scansioni non invasive in modo da verificare tutti i riscontri del caso. Nel frattempo però sarebbe opportuno che la grotta e tutti i segreti che essa custodisce insieme alla montagna che la ospita vengano poste in sicurezza per non rischiare di perdere e disperdere quello che potrebbe essere un patrimonio per l’umanità.