DANIELE DE SALVO
Cronaca

Incendio a Colico, allarme diossina: “Finestre chiuse e attività all'aperto vietate”

Il rogo divampato in un'azienda di rifiuti speciali è sotto controllo, ma si teme una nube tossica fino a Lecco. Rischio su tutta la sponda del lago di Como

Colico (Lecco), 10 dicembre 2023 – Allarme diossina e idrocarburi su tutta la sponda lecchese del lago di Como. In seguito all'incendio che ha distrutto il capannone di un’azienda di rifiuti speciali di Colico, bisogna tenere porte e finestre chiuse e sono vietate le attività all'aperto, fino a Lecco compresa.

Si tratta di una fascia lunga 35 chilometri, che comprende Colico, Dorio, Dervio, Bellano, Perledo, Varenna, Lierna, Mandello, Abbadia e Lecco. A loro si aggiungono poi quanti lì lavorano, i turisti e le migliaia di pendolari dell'auto e del treno che quotidianamente viaggiano lungo la Statale 36 e la linea ferroviaria Lecco-Sondrio che attraversa tutto il territorio.

Verifiche sulla pericolosità

“Le emissioni in aria sono ormai ridotte in maniera significativa, anche per le condizioni meteo più favorevoli alla dispersione degli inquinanti – spiegano i tecnici di Arpa –. Presenti quelli classici della combustione dei rifiuti aerodispersi, mentre per le diossine e idrocarburi aromatici policiclici occorre attendere gli esiti delle analisi da laboratorio nei prossimi giorni. I campionatori per la misurazione di questi microinquinanti sono stati posizionati a circa 300 m di distanza in direzione Lecco e rimarranno per un paio di giorni”.

“I tecnici della nostra squadra emergenze Arpa del dipartimento di Sondrio-Lecco – avvertono – sono presenti nell’area industriale di Colico con strumentazione. Sono stati allertati i colleghi del gruppo di supporto specialistico che con campionatori ad alto volume misurerà diossine e Ipa. Intanto sono state date disposizioni per tenere le finestre chiuse e sospendere le attività all’aperto fino al comune di Lecco”.

L'incendio è sotto controllo

L'incendio divampato questa mattina all'alba è sotto controllo. I vigili del fuoco non sono però ancora riusciti a domarlo completamente. Probabilmente dovranno lavorare ancora tutta notte e poi domani mattina per estinguere ogni focolaio. All'opera ci sono a rotazione i vigili del fuoco di una decina di squadre, arrivati dal comando provinciale di Lecco, dal distaccamento di volontari di Bellano e da Morbegno. Sono intervenuti con autoscale, autobotti e autopompe.

L'intervento è molto complesso per il rischio di esalazioni tossiche, che li costringe a indossare costantemente respiratori e pesanti bombole d'aria. Molti dei rifiuti bruciati, tra cui il gas di raffreddamento dei frigoriferi e soprattutto le pile e le batterie al litio, sono inoltre altamente infiammabili e difficili da spegnere. Sul posto ci sono pure gli specialisti della squadra Nbcr, addestrati ed equipaggiati per contenere rischi nucleari, batteriologici, chimici e radiologi.

Le cause dell'incendio

Nonostante si tratti del secondo incendio in appena tre settimane, si presume che si sia trattato entrambe le volte di incidenti. Gli investigatori del Nucleo investigativo dei vigili del fuoco stanno raccogliendo tutti gli elementi per determinare cosa abbia innescato le fiamme, tuttavia al momento sembra esclusa l'ipotesi di un incendio doloso.

Probabilmente il fuoco è stato innescato dal surriscaldamento di qualche batteria magari danneggiata lasciata negli apparecchi elettronici da trattare, oppure da un cortocircuito all'impianto elettrico dello stabilimento. L'incendio questa volta pare sia scoppiato in un deposito, dove vengono accatastati elettrodomestici da bonificare, smantellare e poi riciclare.

A novembre invece era divampato in un magazzino dove vengono ammassate le pile e le batterie esauste, propagandosi poi al tetto di un capannone lastricato di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica.