Il Centro diruno di Galbiate
Il Centro diruno di Galbiate
Galbiate (Lecco), 7 marzo 2018 - Un progetto che, attraverso la tecnologia, vuole avvicinare giovani, adulti e anziani, ai temi della legalità e della memoria. Si tratta di MeMo - Memorie in movimento, un percorso multimediale realizzato all'interno del Centro diurno per anziani Le querce di Mamre di Galbiate, gestito dagli operatori della cooperativa sociale L'Arcobaleno, insieme agli gli esperti cinefili di Cinemovel Foundation per raccontare la storia di un territorio, dei suoi legami con la mafia, del riscatto sociale di una comunità che ha voluto riportare al centro la legalità. Il Centro diurno per anziani di Galbiate infatti ha sede in una palazzina che in passato apparteneva a un boss della 'ndrangheta e che poi è stata confiscata. Il progetto è stato presentato questa mattina, mercoledì, mentre nel pomeriggio si è svolta l'inaugurazione con un convegno a Lecco con le testimonianze di Lorenzo Frigerio, della Fondazione Libera Informazione, di Augusta Schiera e Vincenzo Agostino, genitori dell’agente Antonino Agostino, vittima di mafia, di Stefano Serenthà, medico geriatra esperto in patologie dementigene, e di Leonardo Lenzi, teologo ed esperto in bioetica.

PROGETTO MEMO - Al centro del progetto c'è un immobile confiscato alla famiglia Coco-Trovato a metà anni ’90 e affidato nel 1999 all’amministrazione comunale di Galbiate. All'interno di questo spazio nel 2004 è stato inaugurato il Centro diurno integrato Le querce di Mamre, gestito dalla cooperativa L'Arcobaleno del consorzio Farsi prossimo, che può accogliere fino a 40 persone anziane con problematiche di decadimento cognitivo e deficit della memoria. Il centro Le querce di Mamre è contemporaneamente una traccia tangibile della presenza della ‘ndrangheta a Galbiate, e al tempo stesso un esempio virtuoso di “buona pratica”. Il progetto MeMo - Memorie in Movimento, attraverso le potenzialità delle nuove tecnologie, ha l'obiettivo di proporre a studenti e insegnanti un nuovo modello di avvicinamento ai temi della legalità, della memoria, dell’incontro tra generazioni. La storia del bene confiscato, delle mafie al nord, del riscatto sociale di una comunità, dell’operato della cooperativa L’Arcobaleno e quindi i temi delle fragilità, della solidarietà, del rapporto tra passato e presente sono gli elementi più forti e importanti di questo racconto interattivo, che vuole avvicinare a tematiche complesse ed essere stimolo per acquisire nuove conoscenze e nuovi modelli di cittadinanza attiva.

LE SCUOLE – Gli esperti di Cinemovel hanno coinvolto gli operatori della cooperativa L'Arcobaleno, gli ospiti del Centro diurno e i protagonisti della società civile nella produzione di un racconto collettivo e multimediale. Le immagini in movimento diventano strumento e filo conduttore per avvicinarsi alle storie che il bene confiscato può raccontare ai giovani: immagini che vanno dalla voce di Algia, ospite del centro diurno che apre ai ragazzi la sua “scatola dei ricordi”, agli approfondimenti sulle mafie al nord di Carlo Lucarelli e dei giornalisti italiani proposti agli studenti grazie alla collaborazione con Teche Rai. Il percorso prevede che gli studenti interagiscano con i contenuti multimediali, ma soprattutto con gli anziani, memoria viva, ospiti del Centro diurno. “Con il progetto MeMo vogliamo favorire il dialogo tra generazioni, da un lato sollecitando i giovani sui temi della fragilità e dei bisogni dell’età anziana, dall’altro stimolandoli attorno alle tematiche delle mafie e della legalità. - spiega Renato Ferrario, presidente della cooperativa L'Arcobaleno -. Vorremmo diventare esperienza pilota per tanti altri che vogliono raccontare la propria storia di riscatto”. A oggi hanno già partecipato al percorso, in una sorta di sperimentazione, 120 ragazzi provenienti dagli istituti scolastici di Galbiate, Lecco, Casargo e Merate, mentre nei venerdì dei prossimi mesi sono programmate le visite di altri 200 alunni delle scuole elementari, medie e superiori. «MeMo è il risultato di un percorso avviato da Cinemovel nel 2006, con le prime tappe di Libero cinema in libera terra, il Festival di cinema itinerante contro le mafie”, spiega Elisabetta Antognoni, presidente della Fondazione Cinemovel.

FONDAZIONE DEL LECCHESE - La Fondazione comunitaria del Lecchese ha sostenuto il progetto MeMo con un contributo di 20mila euro e si è resa disponibile, come di consueto, ad accogliere donazioni per una cifra analoga. “Ancora una volta, la scelta di stimolare la generosità del nostro territorio si è dimostrata una strada originale e vincente, che ha permesso il raggiungimento di obiettivi molto ambiziosi – spiega il presidente Mario Romano Negri -. Evidenzio con molto piacere anche la tenuta e il consolidamento delle attività del Centro diurno di Galbiate, primo immobile confiscato alle mafie nella nostra provincia e che, grazie anche ai contributi di Fondazione Cariplo e della Fondazione comunitaria del Lecchese, ha vinto la propria scommessa di ridare vita ad un immobile proveniente dalla criminalità organizzata ed offrire servizi a favore della popolazione anziana più fragile”.

CARITAS AMBROSIANA - “Dopo aver restituito alla collettività un bene sottratto alla mafia, la cooperativa L’Arcobaleno con il progetto MeMo permette alla comunità di Galbiate di riappropriarsi anche di un pezzo di memoria condivisa – dichiara Luciano Gualzetti, direttore di Caritas ambrosiana -. Per questa ragione oggi siamo doppiamente contenti di partecipare a questo evento. Con l’iniziativa promossa insieme a Cinemovel Foundation una storia di impegno sociale iniziata 16 anni fa si arricchisce di un nuovo importante capitolo. Senza il rispetto della legalità, non vi può essere alcuna affermazione di diritti. E senza la tutela dei diritti, la sola solidarietà diventa beneficenza. Ecco perché la lotta alla mafia e l’impegno sociale sono per Caritas ambrosiana due momenti di una sola lotta, quella contro la povertà”.