Consonno, il piccolo paese costruito negli anni Sessanta dal conte Bagno
Consonno, il piccolo paese costruito negli anni Sessanta dal conte Bagno

Consonno (Lecco), 21 settembre 2014 - Da vecchio borgo rurale, a Las Vegas della Brianza, a paese fantasma, a città dei giovani. Ci spera almeno l’artista 34enne Francesco Facchinetti, che l’altra sera ha incontrato Walter Zandonà, titolare dell’agenzia milanese «Affari immobiliari», l’intermediario che si sta occupando di piazzare in blocco dei ruderi del folle sogno del grand ufficiale Mario Bagno, morto nel 1995 alla veneranda età di 94 anni. All’appuntamento ha partecipato anche l’architetto Alberto Corneo di Calco, incaricato dei progetti preliminari su cui fondare la resurrezione della frazione di Olginate. Il «Capitano Uncino», che di casa sta a Mariano Comense, pensa di aver scovato sul San Genesio, la sua «Isola che non c’è», un posto dove realizzare una sorta di laboratorio della creatività, «dove i ragazzi si possano confrontare, raccontare le loro esperienze, far nascere nuove avventure, mettersi sul banco di prova e imparare un mestiere con la sicurezza che poi un posto di lavoro lo troveranno», spiega l’ex Dj Francesco figlio d’arte.

Il problema è da chi recuperare i soldi. Il costo dell’area, 170 ettari complessivi, si aggira sui 12 milioni di euro, poi ci sono i costi di bonifica, di ristrutturazione o di abbattimento delle vestigia di quello che è stato il rione della cuccagna, di realizzazione della rete fognaria e sistemazione della strada, le tasse, gli oneri... una commessa e una scommessa in tempi di crisi del mattone che solo per cominciare si aggira sui 50 milioni. Il rapper confida nell’aiuto di finanziatori. Ha chiesto una mano a distanza a Luca Cordero di Montezzemolo, Flavio Briatore, Lapo Elkann, Roberto Colaninno, Silvio Berlusconi, ai vertici di Barilla, Telecom, Eni, Luxottica, Edison, Poste italiane, ma anche «ai piccoli e grandi imprenditori che hanno capito che questo paese può rinascere solo se diamo una possibilità ai nostri ragazzi di dimostrare qua, in Italia, quello che valgono». Ad oggi però nessuno gli ha risposto. «In tanti mi chiedono se sono arrivati finanziatori importanti e la risposta è ancora negativa ma non mi demoralizzo», conferma. Più che i soldi per ora secondo lui occorrono «idee, teste pensanti, persone lungimiranti che credono in un’Italia migliore che deve ripartire dai giovani e con i giovani». In pochi tra gli addetti ai lavori sembrano tuttavia prenderlo sul serio e l’impressione è piuttosto quella di una intelligente campagna pubblicitaria per tornare sulla cresta dell’onda. 

Gli emissari dei proprietari però confidano che almeno a loro sarebbe parso un interlocutore credibile: «Ci è sembrato molto preparato, non uno sprovveduto né un visionario». Lo scoglio della cifra però resta, per lui e per tutti gli altri potenziali acquirenti che da tempo, in maniera molto più discreta e quindi nel settore degli affari anche più credibile, stanno tentato di strappare agli eredi del conte un compromesso accettabile. Nell’attesa che alle molte parole qualcuno metta veramente mano al portafoglio, intanto Consonno sembra essere tornata quasi quella dei ruggenti anni Sessanta e Settanta, con centinaia di visitatori che ogni fine settimana hanno ricominciato ad affollare il borgo non più fantasma.