DANIELE DE SALVO
Cronaca

’Ndrangheta all’Arci, circolo chiuso: qui ucciso il fratello di Castelnuovo

Lecco, il prefetto sigilla il “Farfallino“, il locale dove fu assassinato il familiare dell’attore dei Promessi Sposi

Il circolo Farfallino di Lecco: è stato chiuso dal prefetto ed espluso dalla rete Arci per possibili infiltrazioni mafiose

Il circolo Farfallino di Lecco: è stato chiuso dal prefetto ed espluso dalla rete Arci per possibili infiltrazioni mafiose

Lecco – Un film già visto. Non identico, con protagonisti e storie diverse, ma con lo stesso filo conduttore, quello rosso della ‘ndrangheta, che a Lecco resiste, nonostante inchieste, arresti e condanne. E la stessa location: il circolo Farfallino, nel cuore del rione Castello, che è stato chiuso per infiltrazioni mafiose. Solo che non è un remake di una fiction. Perché lì, la sera del 5 settembre 1976, durante la festa dell’Unità, Pierantonio Castelnuovo è stato veramente ammazzato di botte. Pierantonio era un operaio e militante del Pci di 42 anni, era sposato con una moglie di 40 anni ed era papà di tre figli di 15, 11 e 10 d’età. Suo fratello era Nino, quel Nino, l’attore famoso di pellicole sceneggiati e spot, mancato il 6 settembre 2021 all’età 84 anni. A uccidere Pierantonio è stato Angelo Musolino, classe ‘59, cognato di Franco Coco Trovato, il boss della criminalità organizzata lombarda, 77 anni a maggio, 32 dei quali in carcere al 41 bis, da dove continua a comandare. E lì, al Farfallino, dove spesso sono stati organizzati incontri per parlare di antimafia e legalità per onorare Pierantonio, ha tentato la scalata a quello che è diventato un circolo Arci, Giuseppe Mazzei, imprenditore di 50 anni legato pure lui ai Trovato & C, arrestato nel 2006 durante l’operazione antimafia Oversize e condannato a 9 anni di reclusione.

Giuseppe voleva diventarne il presidente, per riconquistare quel luogo simbolo, ripulirsi l’immagine e soprattutto ripulire possibili soldi sporchi tramite la gestione del circolo. Per farlo ha chiesto aiuto alla “famiglia“ e agli amici degli amici: Gentile, Bubbo, Marchio... i cognomi di alcuni soci, che sono anche i cognomi di coinvolti nelle principali inchieste antimafia. Non ce l’ha fatta, si è dovuto accontentare della vicepresidenza, comunque un ruolo di vertice.

Per questo il prefetto di Lecco Sergio Pomponio ha adottato un provvedimento interdittivo e ha chiuso il Farfallino. "Il provvedimento è stato assunto all’esito dell’istruttoria che ha accertato non solo l’esistenza di cause ostative, ma anche un effettivo rischio di contaminazione mafiosa, attraverso la contiguità con elementi appartenenti a sodalizi criminali operanti sul territorio", spiegano dalla prefettura. Oltre a essere chiuso, il Farfallino non è nemmeno più un circolo Arci. "Preso atto della gravità della situazione, non ci sono le condizioni per poter procedere al temporaneo commissariamento e ne abbiamo deliberato l’espulsione dalla rete Arci", comunica Davide Ronzoni, presidente del Comitato territoriale dell’Arci di Lecco e Sondrio. Quest’anno il prefetto di Lecco ha già emesso 4 interdittive antimafia, 17 negli ultimi 18 mesi, nei confronti di altrettanti imprenditori di Calolziocorte, Galbiate, Introbio, La Valletta Brianza, Lecco, Lomagna, Mandello, Valmadrera e Verderio. "Proseguiremo su questa strada – assicura – per rafforzare la capacità di contrasto delle infiltrazioni della criminalità, organizzata e non, nell’economia reale".