Alvin Berisha libero con un operatore della Mezzaluna rossa
Alvin Berisha libero con un operatore della Mezzaluna rossa

Barzago (Lecco), 7 novembre 2019 - Alvin torna a casa. Sta rientrando in Italia, dopo ricerche da parte dello Scip della Polizia e del Ros dei carabinieri, il bimbo di 11 anni portato da Barzago, nel Lecchese, in Siria dalla madre Valbona Berisha, che lasciò il marito e padre del bimbo per arruolarsi nell'Isis, il 17 dicembre 2014. Il piccolo si trova all'ambasciata italiana a Beirut, in Libano, e dovrebbe arrivare domani a Roma.

Il ragazzino, la cui madre sarebbe morta in un'esplosione, si trovava nel campo profughi di Al Hol in Siria. A Milano, dove pende un procedimento su Berisha coordinato dal pm Alberto Nobili, il gup Guido Salvini attivò le ricerche della donna e del figlio. Il bambino potrebbe rientrare in Italia già domani. Valbona Berisha, albanese di 35 anni, il 17 dicembre 2014, sparì da Barzago lasciando il marito Afrimm Berisha e portando con sé il suo terzogenito, il bimbo ritrovato che all'epoca aveva 6 anni. Il giudice Guido Salvini, nell'ambito del procedimento a carico della donna per terrorismo internazionale, sequestro di persona e sottrazione di minori, coordinato dal Ros e dal capo del pool antiterrorismo milanese Alberto Nobili e dal pm Alessandro Gobbis, aveva disposto le ricerche anche alla luce della disfatta del cosiddetto Stato islamico. In Italia dal 2000, con una famiglia ben integrata, 'Bona', soprannome della donna, casalinga, era diventata nel giro di poco tempo estremista islamica. Era fuggita abbandonando il marito muratore - che ne ha subito denunciato la scomparsa e che più volte è andato fino in Siria a cercare lei e il piccolo - e le altre due figlie, che avevano all'epoca 10 e 11 anni.

Stando alle indagini, la donna avrebbe avuto contatti con terroristi dell'Isis ad alti livelli e avrebbe raggiunto Al Bab, una località ad una quarantina di chilometri da Aleppo. Città che avrebbe raggiunto grazie all'aiuto di un foreign
fighter anch'egli albanese, forse poi morto nel 2015, che avrebbe comprato il biglietto aereo per Berisha e per il figlio. Dei due, però, non si sono più avute notizie fino a quando della vicenda ne ha parlato un servizio giornalistico de 'Le Iene' nelle scorse settimane. Il padre, infatti, aveva raggiunto il campo profughi in Siria e spiegava nel servizio di essere riuscito anche a parlare col figlio. «È vestita che sembra una Ninja», diceva negli anni scorsi, riferendosi alla madre, il bimbo, come si legge negli atti dell'indagine. Stando alle indagini, poi, la donna avrebbe messo anche il figlio a disposizione della jihad, obbligandolo a frequentare un campo di addestramento per imparare «la lotta corpo a corpo e l'uso delle armi». Oltre all'addestramento militare, la madre avrebbe addirittura cambiato nome al piccolo in Yusuf e lo avrebbe fatto anche circoncidere.