Angelo Maggioni con il piccolo Mounir e il nonno del bimbo
Angelo Maggioni con il piccolo Mounir e il nonno del bimbo

Viganò (Lecco), 19 luglio 2020 - «Riportate a casa mio figlio sano e salvo, in fretta prima che sia troppo tardi, per favore". A chiedere, anzi supplicare di poter riabbracciare il suo Alessio di 7 anni è Angelo Maggioni, 41 anni, di Viganò, nel Lecchese. Non lo vede da dodici mesi esatti, non sa nemmeno dove si trovi, né come stia. Da quando lo scorso luglio l’ex moglie di 32 anni glielo ha rubato, portandoselo in Algeria, nonostante gli accordi e una sentenza di un giudice italianoimponesse l’affido congiunto in Italia.

Il papà ha avuto modo solo di parlargli qualche volta per telefono, di vederlo un paio di volte attraverso uno schermo e di inviargli alcuni messaggi. Da parecchio però anche il cellulare resta muto o squilla a vuoto e intanto il tempo della separazione forzata continua a trascorrere inesorabile. "Vi imploro, restituitemi il mio bambino", ribadisce disperato il padre, che ha paura che il piccolo possa soccombere alla pandemia che nello Stato nordafricano continua a imperversare, tanto che tutte le frontiere sono state sigillate e il presidente algerino non sapendo quali altre misure adottare per contenere "il flagello" si è ufficialmente affidato a Dio.

Il padre teme che il piccolo inoltre possa trovarsi in qualche regione sahariana pericolosa: una delle ultime foto ricevute lo ritrae infatti con indosso il tagelmust, la lunga fascia di cotone tipica dei tuareg, con il turbante ad avvolgergli il capo e il volto, che lascia liberi gli occhi castani da cui sembra trasparire una profonda sofferenza.

Dopo la denuncia ai magistrati della Procura della repubblica lecchese per sottrazione di minori sporta poche settimane dopo il "sequestro", si stanno interessando al caso gli investigatori dell’Interpol, che hanno diramato una cosiddetta “Yellow notice“, un avviso di ricerca delle vittime di rapimenti e hanno spiccato un mandato di cattura internazionale per la madre. In campo anche i funzionari della Farnesina, che il genitore brianzolo ha più volte interpellato e sollecitato, anche con gesti eclatanti, incatenandosi fuori dalla sede del ministero degli Esteri.

"Al momento sembra sia stato almeno localizzato e alcuni funzionari consolari sono riusciti a incontrarlo, ma io non ho notizie certe. Non so se stia bene, se possa frequentare la scuola, se sia stato vaccinato, se possa godersi l’infanzia – prosegue l’uomo –. È un cittadino europeo, è un bambino italiano, quello non è il suo posto, il suo posto è qui in Italia con me". Ma la situazione è complessa, mancano accordi bilaterali specifici con l’Algeria. "Se servisse andrei io personalmente a riprendermelo, ma sarebbe troppo pericoloso per lui e per me – spiega il padre –. Solo i politici possono risolvere la situazione. Per favore aiutatemi, non lasciateci soli".